La Versilia piange Sandra Milo: qui aveva vissuto parte della sua vita

Addio a Sandra Milo: debuttò sul palco della Versiliana nel 2021 all'età di 88 anni

La Versilia si unisce al cordoglio del Paese per la scomparsa di Sandra Milo, musa di Federico Fellini, attrice tra le più popolari del teatro e del cinema italiano e icona assoluta dello spettacolo.

Il presidente Alfredo Benedetti con Sandra Milo

Ho avuto il grande piacere di conoscere Sandra Milo nell'estate del 2021 - ricorda il presidente della Fondazione Versiliana Alfredo Benedetti - quando debuttò al nostro Festival all'età di 88 anni. Una donna di una simpatia travolgente, ironica e di animo raffinato. Aveva la vitalità di una ragazzina, la sua forza incredibile e il suo entusiasmo così contagiosi colpirono molto me come tutti quelli che qui da noi aveva incontrato. Raccontò di sentirsi felice ed emozionata, perché alla Versilia era molto legata avendo vissuto qui una parte importante della sua vita: ci ringraziò di averla coinvolta perché la Versiliana era per lei un teatro prestigioso con cui non si era mai confrontata e non vedeva l'ora. Nonostante avesse alle spalle una carriera straordinaria, costellata di premi e collaborazioni prestigiose, affrontò la sfida alla Versiliana con la stessa voglia di mettersi in gioco che hanno i ventenni. Lo spettacolo di cui lei fu un pilastro fu un vero spasso. Alla famiglia le nostre più sincere condoglianze.”

Sandra Milo sul palco della Versiliana

Sandra Milo – ricorda Massimo Martini, consulente artistico della Versiliana – giunse da noi poco dopo aver ricevuto il David di Donatello alla carriera con “Ostriche e Caffè americano” di Walter Palamenga, di cui fu protagonista insieme alle Karma B e che proponemmo in prima nazionale. Per lei rappresentò quindi un duplice debutto perché fu anche la sua prima volta sul palco della Versiliana. Diede prova di essere una straordinaria professionista, una grande interprete, ma anche una donna di spirito e di grande umanità. Nonostante la sua grande popolarità, era festosa e disponibile con tutti. Divertente e leggero, quello spettacolo fu un inno alla leggerezza e alla femminilità, in un momento in cui l'Italia stava vivendo uno dei suoi periodi più tormentati, quello dell'uscita da Covid e dal Lockdown. Sandra Milo fu straordinaria interprete non solo di quel testo, ma anche di quella voglia di rinascita, di vita e di socialità che nel nostro paese era in quel momento ambita e preponderante. Ci stringiamo quindi oggi attorno alla famiglia e ci uniamo al dolore di tutto il mondo dello spettacolo per la scomparsa di una delle sua più amate protagoniste.”

Marlene Dietrich e l'indimenticabile recital alla Bussola di Bernardini
di Gioele Poli
Il mito della Versilia non esisterebbe se non grazie alle donne.
Questo lembo di terra, resistendo alla prova del tempo e preservando la notorietà di un luogo di successo, deve di certo ringraziare le tante figure femminili che nel corso degli anni hanno incantato, scandalizzato e ravvivato il pubblico.
Per citare Aldo Valleroni, memoria storica e profondo conoscitore della mondanità di questo luogo: “Senza le primedonne la Versilia sarebbe stata una qualunque località balneare, destinata a vivere una storia senza acuti”.
VERSILIA TERRA DI PRIMEDONNE
Sono state tante in Versilia le primedonne, un termine che non deve essere frainteso, ormai desueto, con il quale si indica coloro che hanno avuto un ruolo di primo piano all’interno della società.

Dietrich, Marlene 1960 - Originalaufnahme im Archiv von ullstein bild

E come dicevamo "La Versilia by Night" è stata e continua ad essere per queste una passerella prestigiosa, un luogo che concentra dive, cantanti, influencer, in quella che si potrebbe definire un'osmosi perfetta.
Così è stato anche per Maria Magdalena Von Losch, meglio conosciuta come l’immensa Marlene Dietrich, una delle più note icone del mondo cinematografico durante la prima metà del novecento.
Eterna rivale dell’altra e divina Greta Garbo, Marlene fu una donna straordinaria e innovatrice in ogni senso.
Molti uomini furono ammaliati dal suo fascino, fra questi il leone Ernest Hemingway e lo sfortunato Erich Maria Remarque, il cui amore non fu mai ricambiato.
Vi sfido a non rimanerne incantati ascoltando la sua voce durante una delle sue esibizioni di "My Blue Heaven" su YouTube.
IL RECITAL ALLA BUSSOLA
Nel 1972 la Versilia ebbe l’occasione della vita con il recital di Marlene, che si sarebbe tenuto durante le giornate pasquali alla Bussola.
In quei giorni Marlene era sulla bocca di tutti.

Ad alimentare ancora di più l’aspettativa di quella serata, le prove, da lei fortemente volute senza la presenza di nessuno, nemmeno di Sergio Bernardini, il proprietario del locale.

25 Jan 1933 --- Image by © Bettmann/CORBIS

"Il lavoro è una cosa seria. Le prove lo sono più dello spettacolo e io lavoro solamente quando mi pagano. Perché qualcuno dovrebbe assistere gratis alle prove?"
Parole che dicono tanto del carisma di questa donna.
GLI ANEDDOTI
Degne di nota sono le testimonianze di coloro seguirono il suo passaggio in Versilia. Un aneddoto riguarda una interessante richiesta: un secchiello da champagne pieno di ghiaccio, in modo da poter sbrigare i propri bisogni fisiologici eliminando il cattivo odore.
Aldo Valleroni, nel suo libro "Versilia Anni Ruggenti", descrive in modo indimenticabile quella sera alla Bussola in quello che è un quadro memorabile:
Al vederla apparire dopo l’ouverture dell’orchestra, il pubblico rimase affascinato. Era Lei, Marlene, in cappa di visone bianco e il tradizionale abito di tulle color carne e lastex con 200 gocce di perle […] Marlene faceva più che cantare: recitava, piangeva, mimava, ritrovava le tante voci e i tanti volti dei suoi personaggi.”
Quella sera, il mito passò in Versilia lasciando un segno indelebile; lei stessa dirà “Questa serata sarà uno dei miei ricordi più belli”.
LA FINE DI UN'ERA
Quello fu per il nostro territorio un momento indimenticabile.
Fu l’ultima grande Diva in Versilia, e segnò l’inizio di una vita turistica e mondana completamente diversa, più simile a quella di oggi.
Ecco che ripensando a queste stelle così luminose, è strano sentir parlare oggi di parità di genere.
Purtroppo troppe donne si trovano costrette a rinunciare ai propri sogni o a un futuro migliore a causa della discriminazione sociale.
In Italia, questo è un argomento che merita attenzione e azione urgente.
Nel 2023 l'Italia risulta ultima in Europa per uguaglianza di genere sul lavoro.
Questa realtà dovrebbe suscitare una profonda riflessione.
La storia di Marlene e tutte le donne che hanno contribuito al mito della Versilia può ispirare e sensibilizzare riguardo al loro valore straordinario. Le donne di oggi devono sentirsi libere di sognare e di esprimere la propria unicità.
È incoraggiante notare che la Versilia, in un certo senso, abbia svolto un ruolo pionieristico in questa direzione, impegnandosi per garantire alle donne il rispetto e il successo che meritano.
Speriamo che presto si possa smettere di  discutere ancora di disuguaglianza. Al momento, possiamo solo esprimere il desiderio, come farebbe la vecchia Marlene:
Oh when will they ever learn?”
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Foto 
Mondadori Portfolio / Bridgeman Images Photographer Rino Petrosino
Nello storico hotel di Viareggio in programma mercatini di Natale e concerti
Un hotel da vivere tutto l’anno e non solo durante la stagione estiva. È questa l’impostazione che ha voluto dare con convinzione la titolare Maria Cristina Marcucci. Un albergo storico, sicuramente all’altezza dei grandi hotel di una volta, luogo di incontri con una atmosfera accogliente.
Una struttura che la signora Marcucci ha saputo portare al passo con i tempi, sia pur conservando lo stile classico che lo ha contraddistinto nel corso degli ultimi cento anni. “Ho sempre vissuto il Palace come la mia casa”  - dice Maria Cristina – “e fin da piccola ho provato delle emozioni che ancora mi porto dentro. Nel corso degli anni ho profuso impegno e passione nella ristrutturazione dei locali partendo proprio da quel vissuto di gioventù, quando l’albergo era luogo della villeggiatura, un posto in cui ricevevo un abbraccio caldo e accogliente. Qui trovavo il ristorante ed il bar, e tutto mi sembrava molto grande, piacevole e armonioso. Questo concetto di accoglienza diffusa mi ha guidata nella ristrutturazione e nella organizzazione dei servizi per ricreare un ambiente unico. Un luogo – prosegue Maria Cristina -  vissuto in ogni suo aspetto, non solo per un fugace soggiorno. Ne è un esempio il tè del pomeriggio, un momento socializzante, con il sabato impreziosito dalle musiche del pianista Adriano Barghetti".
RISTORAZIONE ED EVENTI
 
"Con un accurato servizio di ristorazione, il Blu Bar diventa accogliente sia il  pomeriggio che la sera: con aperitivi serviti con cura e competenza si realizza quella piacevolezza che ti consente di vivere un ambiente suggestivo che ti avvolge per una esperienza da vivere a trecentosessanta gradi. Non un luogo neutro ma calibrato sulle esigenze del cliente". "Il ristorante Decò - prosegue la titolare -  con proposte raffinate sia di mare che di terra, suggestivo sia in estate sulla grande terrazza vista mare, che in inverno negli ampi locali che si affacciano sulla passeggiata. La mia idea è quella di un albergo che sia un luogo da vivere in ogni stagione dell’anno, un punto d’incontro in cui concretizzare varie attività ludiche e culturali che non sono tipicamente collegate all’albergo. In estate faremo nuove proiezioni cinematografiche sulla terrazza e  continueremo ad invitare i nostri amici scrittori che presenteranno i loro libri in uscita. Andremo avanti a coltivare queste passioni per rendere il luogo degno di un soggiorno memorabile.
 
LE FESTIVITÀ
 
Per le festività natalizie proponiamo, nelle sale businnes, un originale mercatino di prodotti artigianali con una ventina di operatori che esporranno le loro creazioni. Questo per rendere magica l’atmosfera delle feste e un omaggio alla città che è sempre più all’altezza del suo nome. Inoltre ci tengo a promuovere il concerto di Natale, in programma il 16 dicembre, con la bravissima pianista Okga Zdorenko che suonerà musiche di Chopin e Rachmaninov.

Viaggio alla scoperta della città tanto amata da Mario Tobino diventata capitale della nautica

Di Katia Corfini

 

La Via Regia e il borgo divenuto porto

Arriviamo a Viareggio sulle orme dell’antica Via Regia che ne ispirò il nome e proseguiamo fino al mare e alla spiaggia che fu tra le prime ad essere attrezzata dai balneari. Là ad attenderci un gruppetto di gabbiani. Seguendo il loro volo saliamo sul grande muraglione del porto. Qui, tra spruzzi di salsedine e una vista mozzafiato del litorale incontriamo pescatori, anime solitarie, innamorati, amici che sorridono, famiglie che giocano. Sovente è il saluto e il sorriso a farsi portavoce dell’ospitalità viareggina. Poi, quando soffia forte il libeccio, si incontrano anche i più audaci che sfidando le onde ci ricordano le imprese dei loro avi, come gli uomini dell’Artiglio, i primi costruttori navali, i grandi comandanti e le loro avventure. Grazie a loro possiamo comprendere la forza di questa comunità e il forte legame che ha per la propria terra e capire perché Viareggio vanta una così grande fama nell’industria nautica mondiale. Restiamo affascinati ad ascoltare i racconti dei maestri d’ascia e dei calafati che ci parlano del galeone nel porto, dei vari delle grandi navi, ci spiegano cos’è un barcobestia e come cucinare una buona trabaccolara. Poi incontriamo anche i più romantici che recitano e canticchiano versi e melodie di famosi poeti e musicisti.

Qui hanno soggiornato il poeta Percy B. Shelley, Lord Byron, poi Puccini, Manzoni, D’Annunzio, ma anche Pirandello e Marta Abba, la sua musa ispiratrice. Mentre proviamo a recitare assieme a loro scorgiamo le statue che animano gli scogli inerti e fanno compagnia ai più solitari. Raggiungiamo l’estremità del muraglione dove restiamo in religioso silenzio ad ammirare la bellezza che ci circonda. Il panorama fatto di mare, le sagome delle isole e le Alpi Apuane che incorniciano la famosa “Perla del Tirreno”: Viareggio. Città tra le regine del Carnevale d’Italia.

Viareggio, le parole dei suoi scrittori

Oltre il braccio di pietrame bigio del molo, c’era tutto lo scenario delle Alpi Apuane fino alla foce del fiume Magra e alle insenature del golfo della Spezia s’udivano come dei tuoni.” Ecco che le parole di Lorenzo Viani ci appaiono come appena pronunciate davanti al paesaggio viareggino. Ci par di passeggiare insieme a lui.

Poi, voltandoci indietro ci sorprendiamo scorgendo un enorme murales con scritto: “Viareggio in te son nato in te spero morire”. Non a caso Mario Tobino scrisse questa frase tratta da una sua poesia divenuta il saluto ai naviganti e poi dipinta nel porto da due ragazzi innamorati della città. Questa scritta racchiude in se l’essenza del viareggino, perché il legame che ha con la sua città è così forte da sperare che sia l’ultimo luogo che vedrà.

I 200 anni della Darsena Lucca

Proseguiamo il nostro viaggio seguendo le orme della gente di mare. Lungo il canale ci fanno compagnia opere pittoriche che rappresentano soggetti di pescatori e di marinai che mostrano una tipica realtà̀ sociale in cui le mani sono l’essenza della vita e del lavoro.

Raggiungiamo il porto e la sua darsena con la storica Via Coppino che pullula dei suoi migliori artigiani, gli stessi che hanno reso Viareggio capitale della nautica mondiale. Se oggi la darsena ha avuto questo florido sviluppo si deve ringraziare anche Maria Luisa di Borbone che oltre due secoli fa fece elevare Viareggio al rango di città, ma soprattutto sotto il suo governo fece costruire la Darsena Lucca rendendo la costruzione delle navi strutturata in modo da poter crescere. La darsena fu zona di cantiere ma anche fucina di grandi professionisti del mare, una darsena all’ombra della Torre Matilde, l’iconica e più antica costruzione che un tempo fu forte e poi prigione. La Darsena Lucca dette avvio allo sviluppo della cantieristica e della pesca (oggi fonti primarie delle attività locali). La storia di Viareggio segue le orme di uomini umili senza i quali Maria Luisa non avrebbe potuto realizzare le grandi opere. Uomini che hanno saputo con passione, duro lavoro e ingegno trasformare una terra paludosa e ostile in una città gioiello. Fra gli autori che ci vengono in mente per salutarvi troviamo Enrico Pea, che rende onore all’animo marinaresco con queste parole trascritte sul molo: “respira a pieni polmoni, da questo parapetto marino. Ogni fiatata è un foglio da mille che arricchisce la cassaforte dei tuoi polmoni”. Ma anche un verso di Mario Tobino: “Beato chi semplice vive” così come un viareggino ci insegna.

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Foto tratte dall’archivio di Katia Corfini residente del luogo.

Ecco come essere grandi, ma allo stesso tempo mantenere una forte umanità

Di Lodovico Poschi Meuron 

Tiziano Lera, l'architetto degli architetti, assoluta icona dello stile fortemarmino, apre volentieri il suo scrigno dei ricordi a The Versilia Lifestyle.
Lui di artisti ne ha conosciuti tanti e per molti è stato anche un grande amico: Jean Michel Folon, Igor Mjtorai e Fernando Botero, scomparso il 15 settembre scorso.

In molti mi hanno chiesto di commemorare Botero – attacca -, ma a caldo ho preferito evitare e tenermi dentro il dolore per questa grande perdita. Oggi mi date l'opportunità di ricordare la nostra trentennale amicizia e lo faccio con piacere”.

I due amici fuori dalla casa di Botero

ll tempo passa, ma i ricordi restano. Quello con il grande artista colombiano e la moglie Sophie - “donna di impareggiabile fascino e simpatia”, ricorda Lera – è un rapporto professionale che negli anni si è trasformato in un legame quasi viscerale.
Venivano spesso a cena da me e non erano mai serate banali. Ricordo ancora la festa per i suoi 80 anni, che lui stesso volle fare a casa mia alla “Fortezza” di Montignoso: c'erano personaggi di spicco dell'arte e della cultura, come Stefano Contini, ma anche delle ballerine brasiliane con le quali amava “bailare”. Zucchero gli dedicò alcune sue canzoni in un evento difficile da dimenticare”.
 

Ritratto Lera realizzato da Botero

Come è iniziato il vostro rapporto?

 

“Appena Botero arrivò in Italia si mise alla ricerca di un architetto. Stavo lavorando a Valdicastello alla casa di Giovanni Tesconi, mio compagno di scuola e ultimo esponente della famiglia che fondò le omonime Fonderie. E lui mi disse: è venuto da me un celebre artista che cerca un grande architetto, chiamalo. Così feci. Ci siamo piaciuti subito. Mi ha chiesto di fargli casa, proprio sotto la rocca di Pietrasanta. Mica facile, lui e Sophie erano artisti e dopo che ebbi finito di dipingere l'interno mi chiamò e mi disse: la zona notte è scura. Lui e Sophie si chiusero in casa e in due giorni e due notti ridipinsero tutto...vere pareti d'artista.

Sophia Vari a Pietrasanta

 
Ma vuole sapere un paio di aneddoti?”
 
Certo, siamo qui apposta...
Qualche tempo prima stavo facendo casa al grande scultore Gigi Guadagnucci, sulle colline di Massa. Un giorno mi disse: quando vieni a trovarmi a Parigi? Così andai nel suo laboratorio a Montparnasse dove lavoravano tanti artisti. Entrai nello studio di un'artista greca, una certa Sophie. Una figura incredibilmente magnetica, che qualche anno dopo ho ritrovato al fianco di Botero. 
Il secondo aneddoto dimostra la grande fiducia che mi ha sempre dimostrato. In una villa vicino a Bocelli avevo realizzato un caveau di acciaio per riporre oggetti importanti. Quando Fernando lo vide mi chiese se potevo prestargli uno spazio: il giorno dopo fece arrivare un camioncino pieno di quadri che sono rimasti in quel caveau per dieci anni. Delle volte gli dicevo per scherzo: mi hanno rubato tutto!”.
 
Visto che siamo in tema di amarcord, ci racconta un altro ricordo che le sta a cuore?
Non ho dubbi. Era il 2008 e si inaugurava il pontile di Tonfano, opera alla quale ovviamente sono particolarmente legato. Prima della cerimonia chiesi al sindaco Mallegni: ma Botero l'hai invitato vero? E lui: no, ero convinto che ci pensassi tu. Presi il telefono e lo chiamai, lui stava andando all'aeroporto per prendere un volo per Parigi. Gli dissi: Fernando non ho parole, io e il sindaco non ci siamo capiti, certo senza di te non è la stessa cosa. Dopo un po' lo vidi arrivare: aveva perso l'aereo pur di non mancare all'inaugurazione”.
 
Una bella dimostrazione di stima e affetto no?
Lui era fatto così, era un uomo di cuore e sapeva come dimostrarlo. Era molto generoso: quando la rivista AD gli propose un servizio sulla casa che ho progettato, lui volle me al suo fianco.
Vedrai, mi disse, sarà utile per la tua professione e ti verranno a cercare come è successo con me. Aveva ragione, così è stato. Mi invitò a New York quando lavorava con Pier Levine della Marlboro, ricordo che mi venne a prendere con una Rolls-Royce degli anni '50, mi fece accomodare nel salotto rotondo posteriore e con la sua famiglia brindammo a champagne. Mi fece conoscere tutto il giro degli artisti e della cultura newyorkese e subito mi resi conto che se sei amico di Botero sei automaticamente un grande. In quei salotti c'era gente di ogni tipo, ognuno raccontava quello che faceva. Una sera arriva uno e dice: io ho mille Limousine! Tutti sgranammo gli occhi, allora lui aggiunse: ma mica automobili, sto parlando di vacche...”.Fernando era un uomo straordinario: mi ha lasciato una importante lezione: si può essere grandi, ma allo stesso tempo mantenere una forte umanità. Nella mia vita ho fatto incontri orribili, ma ho anche avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie: Fernando è uno di queste perché nonostante la fama planetaria con me è rimasto sempre lo stesso”.

 

di Francesca Navari

Terra di fasti, gloriosi soggiorni ma anche di aneddoti spesso sottaciuti, per non dire di gaffes clamorose. La Versilia ha tanto da raccontare e non solo per quei riflettori che da sempre l'hanno resa luogo dove si sono consumati amori, spaccati di mondanità e in cui hanno soggiornato personaggi che hanno segnato la storia di tutta l'Italia. Ma c'è dell'altro. A volte più intrigante, rivelatore del vero volto e delle più ruvide consuetudini, o di dolori malcelati di volti da copertina o, addirittura, di stuzzicanti 'si dice'. Perchè in Versilia è successo di tutto di più. Con tanti personaggi che spesso l'assalto dei paparazzi in spiaggia mai l'hanno tanto gradito.

MISERIA E NOBILTA' 

Negli anni sessanta fu il re del Belgio Alberto II, sulla spiaggia vicino a Ronchi assieme a Paola Ruffo di Calabria, a scagliarsi contro il fotografo che, con guizzo astuto, era riuscito a immortalare il giovanissimo erede intento a giocare sulla battigia. Il blasonato regnante arrivò a gettare in mare il paparazzo con tanto di macchina fotografica, per poi riconciliare il tutto con un gesto più adatto al suo blasone: il re si scusò e consegnò al paparazzo la cifra utile a ricomprarsi l'attrezzatura e, si sussurra, che quest'ultimo con quei soldi riuscì a rifarsi l'arredo di casa.

Infinite le vicende che legano gli Agnelli a Forte dei Marmi e che si conclusero con un amaro addio dell'avvocato Gianni: nel 1969 (s)vendette Villa Costanza a Nino Perolo Maschietto per 200 milioni di lire, comprensiva della concessione balneare dello stabilimento privato della famiglia della Fiat, più il celebre sottopassaggio al mare.

Lapo Elkann

Proprio quella Versilia che l'imprenditore ha sempre amato, soggiornandoci con la fiamma del momento o concendendosi un giro sulla elegante Classe A a vela interamente in legno, era intrisa anche di dolorosi ricordi. E Villa Costanza, casa dell'infanzia, dove la mamma Virginia aveva amoreggiato a lungo con Curzio Malaparte, fu appunto una dimora da salutare per sempre. Una ferita ricucita in tempi recenti, grazie all'attaccamento che i rampolli Agnelli hanno dimostrato per la Versilia: con il presidente della Juventus Andrea Agnelli che nel 2017 ha voluto battezzare la propria figlia Livia Selin proprio nella romantica chiesetta all'aperto di Roma Imperiale. Meno istituzionale è stato il passaggio di Lapo Elkann che qualche anno fa si presentò in bermuda e piedi scalzi al Twiga di Marina di Pietrasanta per chiedere al bagnino di portarto in patino fino al tender ormeggiato al largo.

LA MALEDIZIONE DEL NABILA 

Forse della Versilia un ricordo tutto roseo non l'ha avuto neppure lo scrittore Thomas Mann che a Forte dei Marmi trascorse nei primi del Novecento una delle peggiori vacanze: prima fu invitato ad allontanarsi dall'hotel di lusso dove era alloggiato perché il figlio disturbava il riposo di una principessa per i persistenti colpi di tosse, poi si trovò a pagare anche un'ammenda di 50 lire perché la figlioletta ebbe l'ardire di togliersi il costume in spiaggia.

La sfortuna è stata invece il filo conduttore - vero o vociferato dai più superstiziosi - che ha accompagnato il mito del «Nabila», lo yacht da 75 metri varato nel 1980 dai cantieri di Viareggio su commessa di Adnan Khashoggi, miliardario saudita che allinizio degli anni Ottanta diventò l’uomo più ricco del mondo e che volle intitolare il gioiellino extralusso alla figlia.

Varo Nabila - Foto Umicini

Ma quella 'regina' del mare, che sollevò non poco le sorti della cantieristica viareggina rilanciandola a livello mondiale (all'interno nello yacht rubinetti d'oro e pure una sala operatoria), poi si trasformò in una sorta di boomerang della sventura. Dopo poco il cantiere fallì, lo yacht che fu l'alcova della love story con Lory Del Santo, anche a lei non portò buoni auspici: la showgirl perse il figlio caduto da un grattacielo. Il ricco Khashoggi, dopo mille traversie anche giudiziarie, si trovò nella necessità di svendere il Nabila (il cui comandante poi andò al timone del Moby Prince andato a fuoco a Livorno) nientemeno che a Donald Trump che lo ribattezzò Princess Trump in onore della moglie Ivana e lo ormeggiò - altro scherzo del destino - all’approdo sotto le torri Gemelle. 

IL BENSERVITO AL MAGNATE RUSSO 

Fu clamorosa, e ancora fa sorridere, la gaffe che nel 1993 vide protagonista Ruud Gullit in una panetteria di Forte dei Marmi. L'allora giocatore del Milan, nel momento di massima notorietà, arrivò in vacanza con la famiglia in Versilia, presentandosi nel negozio per comprare il pane. Ma al posto di un cordiale saluto a trentasei denti, la signora dietro il bancone gli rivolse un poco ortodosso “grazie non ci serve niente, esca dal negozio”, scambiandolo per un vu cumprà. Un equivoco che assunse i toni di un enorme atto di razzismo che fu malamente seguito da un tentativo di salvataggio in corner. La panettiera, illuminata da alcuni clienti sull'identità di quel turista, chiese pubblicamente di poterlo incontrare per scusarsi. Ma il risultato fu ancora più penoso perchè Gullit fece sapere alla stampa che “se le scuse erano motivate solo dal fatto che mi chiamo Gullit, allora la cosa mi fa arrabbiare ancora di più”.

Passano gli anni ma l'ospitalità ha zoppicato assai anche per un altro personaggio da copertina che dalla Versilia ha ricevuto solo un benservito. Nel 2008 il ricco magnate russo Roman Abramovich fu lasciato fuori da un ristorante sul lungomare di Forte dei Marmi. Quella prenotazione telefonica, così last minute, non fu assecondata dai titolari che ormai avevano il tutto esaurito.

Mario Cipollini

E per ripicca il tycoon si allontanò a bordo del suo yacht da 75 metri alla volta della Sardegna, coccolato dai 5 cuochi di bordo. Un episodio che finì su tutta la stampa internazionale e, si sussurra, con lo sgomento dei proprietari del locale (dove Abramovich era cliente abituale) che la rimediarono con un maxi mazzo di fiori.

Non c'è stato niente da fare invece per Mario Cipollini che nel maggio 2016 fu pizzicato a bucare il semaforo rosso in bici sul viale a Vittoria Apuana: il codice della strada non lasciò scampo all'ex campione di ciclismo che fu fermato dalla polizia municipale e costretto ad una multa di 165 euro per quell'esuberanza su due ruote.

VERSILIA TERRA DI ISPIRAZIONE

La Versilia è comunque stata fertile terra anche di ispirazione, non solo artistica (vedi i paesaggi del pittore Carlo Carrà) ma anche modaiola: è stata la stilista di Blumarine, Anna Molinari, a svelarlo quando nel 2011 fu incoronata cittadina onoraria di Forte dei Marmi. "Io e mio marito Giampaolo, allora giovanissimi, passeggiando lungo la spiaggia ci fermammo a osservare il mare e pensammo: perché non diamo vita a creazioni tutte nostre?”. E l'impronta tipica di tutte le collezioni è rimasta legata al motivo floreale, cioè alle rose del giardino della villa di Vittoria Apuana che papà Guido, il più importante imprenditore di Carpi, acquistò negli anni Sessanta.

Una Versilia che alla fine riconcilia e si fa amare comunque. Basti pensare alla cantante Mina, da sempre silenziosa presenza estiva che solo qualche ardito fotografo è riuscito a immortalare sotto la tenda. La 'tigre di Cremona’ che quando terminava i concerti alla Bussoladomani si concedeva sempre uno spaghettino aglio e olio e che poi ha scelto la via della privacy assoluta, alla riviera c'è rimasta sempre legata, eccome. Proprio all'ospedale Versilia a Lido di Camaiore è nata Alma Pani, figlia del primogenito di Massimiliano Pani.

"Sapore di mare 40 anni dopo: il cinema balneare in Italia” è la mostra di manifesti, locandine, fotobuste, colonne sonore, bozzetti cinematografici dalla collezione di Alessandro Orsucci, che ha un formidabile patrimonio di opere originali.

Orsucci ha messo a disposizione decine di opere d’arte popolare, frutto di celebri pittori del cinema che hanno illustrato, nel corso dei decenni, i miti, le mode e le manie delle vacanze al mare viste dal grande schermo.

La mostra è curata dallo stesso Orsucci con la collaborazione del giornalista Umberto Guidi. Resterà aperta a Villa Bertelli dall'8 fino al 30 settembre al seguente orario: tutti i giorni dalle 16.00 alle 19.00. Ingresso libero

A Maggiano, psicofarmaci di nuova generazione e musicoterapia per curare i malati psichici furono utilizzati ben prima dell'introduzione della legge Basaglia che nel 1978 chiudeva i manicomi. 

Questa bella storia, scritta a quattro mani da Enrico Marchi e Marco Amerigo Innocenti, rivive in una pubblicazione di Maria Pacini Fazzi nell’ambito della collana “Quaderni della Fondazione Mario Tobino – Studi e Ricerche” che sarà presentata venerdì primo settembre alle 18 nella sala Pieraccini del Palazzo delle Muse di Viareggio.

Delia Scala madrina d'eccezione al festival di Maggiano

C’è stato un Festival della Canzone, in Lucchesia, seguito per sei anni, dal 1964 al 1969, da un pubblico più ampio - fino a tremila persone - di quello del Teatro Ariston di Sanremo.

A scrivere le canzoni, cantare e suonare sul palco erano i degenti dello psichiatrico di Maggiano (l’ospedale di Mario Tobino, riferimento per i malati di mente anche dei Viareggio e della Versilia per i quali esisteva un apposito reparto) aiutati e coordinati da alcuni operatori della struttura.

Psicofarmaci e musicoterapia, Maggiano curava così i suoi malati

Nel tempo la memoria si è persa, ma i meno giovani ricordano il successo di quella manifestazione (di cui più volte era stata madrina Delia Scala) che trovava grande spazio sui giornali locali e nazionale e attirava l’attenzione della Rai per documentare lo straordinario, benefico effetto della ludo e musicoterapia sui malati.

Documenti, immagini, filmati, audio e testimonianze ritrovate e raccolte nel libro “Leggera Cura - Quando Maggiano cantava” scritto dallo psichiatra Enrico Marchi, già dirigente del settore nella Asl, e dal giornalista-scrittore Marco Amerigo Innocenti.

Il lettore trova nel testo i QRCode attraverso i quali ascoltare e vedere con immediatezza le canzoni eseguite dai pazienti e le immagini della presentazione e dello svolgimento del Festival, al quale partecipavano anche le delegazioni di degenti di altri 14 ospedali psichiatrici, arrivati da tutta Italia.

A Viareggio, nel palazzo delle Muse, la presentazione del libro

La pubblicazione, a cura della casa editrice Maria Pacini Fazzi nell’ambito della collana “Quaderni della Fondazione Mario Tobino – Studi e Ricerche”, con prefazione della presidente Isabella Tobino, sarà presentata venerdì primo settembre alle 18 nella sala Pieraccini del Palazzo delle Muse.

Per gli intervenuti seguirà una visita gratuita alla mostra dedicata a D’Annunzio.

A Maggiano psicofarmaci di nuova generazione e musicoterapia per migliorare la cura dei pazienti nell'ospedale psichiatrico di Maggiano erano quindi prassi già 15 anni prima della legge del 1978 che chiudeva i manicomi. Terapie innovative e grande umanità per dimettere molti malati e permettere loro di girare liberi. La “settimana della cultura” che si teneva ogni anno nello psichiatrico reso famoso, oltre che dalle cure, anche dalle opere letterarie di Tobino prevedeva convegni e giornate di studio sulla malattia mentale. 

Ma il clou era il “Festival” che per buona parte dell’anno teneva attivi, partecipi e impegnati tanti degenti e parecchi operatori dell’ospedale psichiatrico.

Il vademecum di Fisioterapia Forte dei Marmi

La bella stagione è ufficialmente iniziata e con essa la possibilità di svolgere attività fisica all’aria aperta e soprattutto in spiaggia. Questo rappresenta un appuntamento irresistibile per chiunque voglia mantenersi in forma o semplicemente divertirsi sotto il sole.

Purtroppo la stagione estiva è stata ribattezzata come la “trauma season” visto l’incremento importante di traumi che possono accadere tra ragazzi e adulti.
Infatti, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno durante la stagione estiva sono più di 300mila gli italiani che subiscono traumi o infortuni legati ai più comuni sport estivi, come il beach tennis, beach volley, surf, calcetto.
Inoltre negli Stati Uniti il Dipartimento di Salute di Boston ha stimato che ben 2 milioni di americani si rivolgono a cure mediche per infortuni legati a sport estivi.

QUALI SONO GLI SPORT ESTIVI PIU’ TRAUMATICI?
• Beach volley
• Beach tennis
• Corsa sulla spiaggia
• Calcetto sulla spiaggia
• Surf

Bisogna precisare come tutte queste attività, escluso il surf, vengano praticate sulla sabbia, la quale nasconde molte insidie e rischi, soprattutto a causa della irregolarità nell’appoggio del piede e anche alla non possibilità di poter scivolare con tutto il corpo su di essa disperdendo così la velocità e le forze.

Infatti nella sabbia la formazione di buche determina un arresto improvviso di tutto il corpo, con spesso un sovraccarico sull’articolazione che ne viene a contatto.
Questa frenata brusca può essere molto pericolosa per articolazioni, legamenti e tendini che possono andare incontro a lesioni e/o rotture.

QUALI POSSONO ESSERE LE RACCOMANDAZIONI PER LIMITARE QUESTI INFORTUNI?

La stagione estiva spesso stravolge i ritmi di ognuno di noi: i numerosi eventi serali e le varie cene con amici possono portarci a mangiare in modo poco corretto, dormire meno ore e farci prendere dalla frenesia di compiere molte più attività sportive grazie alle giornate più lunghe e soleggiate.
Ma dobbiamo comunque prestare attenzione a diversi fattori che possono davvero salvarci da infortuni più o meno seri e farci godere appieno questo periodo dell’anno:

• ALIMENTAZIONE: seguire un regime alimentare equilibrato è alla base di un corretto stile di vita e permette di ridurre il rischio di infortuni e malesseri fisici;

• IDRATAZIONE: bere almeno due litri di acqua al giorno è vivamente consigliato per mantenere idratato il corpo, controllare la pressione arteriosa e nutrire anche i nostri muscoli;

• PREPARAZIONE FISICA: la preparazione fisica ed atletica dovrebbe essere presente con regolarità durante tutto l’anno. Senza voler accelerare in tempi brevissimi - a ridosso dei periodi estivi - con allenamenti estenuanti e senza controllo, spesso con l’ambizione di ridurre peso corporeo per la famigerata “prova costume”;

• RIPOSO: è un aspetto fondamentale e contribuisce a rigenerare e ristabilire un corretto equilibrio muscolare;

• RISCALDAMENTO: purtroppo il riscaldamento pre attività fisica ha sempre riscosso poco successo e interesse da parte di molti sportivi;

• ATTREZZATURE SPORTIVE: molto importate è dotarsi di un equipaggiamento idoneo durante le varie discipline sportive per permetterci di sfruttare al meglio i nostri movimenti fisici e magari aiutarci nell’esecuzione;

• TECNICA SPORT PRATICATO: aspetto fondamentale che spesso viene trascurato per mancanza di tempo o per il desiderio insaziabile di cimentarsi in ogni nuova disciplina estiva.

ESTATE TEMPO DI BENESSERE E DIVERTIMENTO: NOI DI FISIOTERAPIA FORTE DEI MARMI SIAMO CON VOI

Il periodo estivo rappresenta davvero uno dei periodi più gettonati per mettersi in forma, scoprire nuove discipline e svagare mente e corpo.
Tutto questo è fondamentale per il nostro benessere psico-fisico, ma affinché possa davvero rimanere un toccasana per ognuno di noi, è inevitabile saper gestire la foga, il tempo e anche i nostri limiti.

Il sopraggiungere di qualche dolore articolare, infiammazione o acciacco fisico, rappresentano aspetti che inevitabilmente possono andarsi a creare e verso i quali bisogna agire in modo tempestivo e opportuno.

È per questo che i trattamenti di fisioterapia possono venire in nostro soccorso per evitare di rovinarci la tanto desiderata vacanza.

Noi di Fisioterapia Forte dei Marmi, ad esempio, abbiamo la possibilità di collaborare con la maggior parte delle strutture alberghiere, stabilimenti balneari e agenzie immobiliari, per garantirvi subito, in caso di trauma o dolori, consulti ed eventuali trattamenti fisioterapici per recuperare in tempi brevi da un infortunio.

Farvi divertire nel modo corretto e contribuire a farvi godere le vacanze rappresenta per noi una regola ed è la nostra filosofia di lavoro.

Il binario Forte dei Marmi - Milano da sempre fa tendenza, ma l’osteopata e massoterapista Roberto Puccio lo ha preso proprio alla lettera.
Milanese trapiantato per amore a Marina di Massa (dove ha messo su il primo studio), Roberto da due anni è arrivato nella patria dei Vip per eccellenza: Forte dei Marmi. Lui la definisce Terra Promessa, “perché è stato il luogo più ambito, quello che mi ha corteggiato sin da piccolo” confessa. Lo studio è in via Michelangelo Buonarroti, manco a dirlo, l’artista a cui si è sempre ispirato. Inoltre proprio da quest'anno la grande novità del ritorno a Milano, dove durante il periodo invernale coccola i clienti che sono venuti da lui in estate durante le vacanze, senza ovviamente tralasciare la sede di Forte.
Oltre all’osteopatia e alla massoterapia nello studio di Roberto c’è molto di più: i trattamenti sono mirati anche alla salute, bellezza e benessere del corpo.
CHI È ROBERTO PUCCIO
Osteopata e massoterapista iscritto al ROI (Registro Osteopati d’Italia) specializzato in manipolazioni vertebrali, massaggi terapeutici e interventi per correggere le alterazioni posturali.
COS'È LA MASSOTERAPIA
La massoterapia è un’arte ausiliare delle professioni sanitarie che porta a capire la causa del problema.
È un massaggio terapeutico dei muscoli e dei tessuti connettivali, eseguito generalmente con le mani che comprende varie tecniche che hanno lo scopo di promuovere la salute e il benessere di diversi apparati del corpo umano, tra cui quello muscolo-scheletrico
COS'È L’ OSTEOPATIA E DI COSA SI OCCUPA ? 
L’osteopatia si occupa principalmente dei problemi strutturali e meccanici di tipo muscolo-scheletrico a cui possono però associarsi delle alterazioni funzionali degli organi e visceri e del sistema cranio sacrale.
In Italia l’osteopatia è una terapia sempre più richiesta dalla popolazione: circa 1 italiano su 6 sceglie di rivolgersi all’osteopatia.
IL MIX PERFETTO
Il connubio di massoterapia è osteopatia è perfetto per risolvere problematiche di:
• Colonna vertebrale e bacino (es. cervicalgia, cefalea, emicrania, lombalgia e dolore pelvico)
• Arti inferiori (es. coxalgia, gonalgia e dolore localizzato alle caviglie)
• Arti superiori (es. dolore alle spalle, al gomito e al polso)

I MASSAGGI

In studio oltre ai massaggi osteopatici e massoterapici, grande spazio viene dato alla parte wellness: dal semplice massaggio rilassante a quello sportivo, decontratturante, riflessologia plantare, coppettazione.

ROBERTO PUCCIO MASSOTERAPISTA, VADEMECUM PER L'ESTATE 
"Con l'estate è importante bere molta acqua - circa 8/14 bicchieri - perché abbiamo bisogno di idratazione" spiega Puccio.
"La regolare assunzione di acqua consente infatti all’organismo di svolgere correttamente determinate funzioni, come l’espulsione delle sostanze di scarto mediante il sudore e l’urina, la lubrificazione delle articolazioni, il contrasto all’azione del cortisolo nei muscoli durante l’attività fisica e la produzione di energia, oltre al miglioramento dello stato dei tessuti e molto altro ancora".
"L’acqua è un perfetto integratore naturale che ci permette di recuperare le forze, i liquidi e i minerali perduti dopo una giornata al sole, un allenamento o uno sforzo fisico e non fornisce nessun apporto calorico all’organismo: ecco perché è sbagliato credere che l’acqua faccia ingrassare, non c’è nulla di più falso" prosegue.
"Fondamentale anche una bella passeggiata sulla spiaggia a piedi nudi, un pò di sport e una corretta ginnastica posturale".
"Consigliamo infine anche uno stretching  mattutino: se non sapete come farlo,  venite a trovarci in studio e vi spiegheremo volentieri come fare!".

LA PARTE WELLNESS
Non un centro estetico, ma un piccolo eden dove potersi rigenerare anche dal punto di vista del benessere psico- fisico.
In primis i trattamenti cercano di contrastare l’invecchiamento naturale e irreversibile della pelle,  mantenendo un aspetto sano, naturale e giovane. "In studio effettuiamo vari tipi di trattamenti e massaggi che, integrati con le nostre tecnologie d’avanguardia, favoriscono il benessere" spiega Roberto.
TRATTAMENTI PERFETTI PER L'ESTATE
Scrub e idratazione del corpo per una perfetta preparazione al sole perché una pelle non idratata e pulita, non è pronta a ricevere i raggi solari.
In più il centro lavora tanto con bendaggi drenanti sotto pressoterapia, specifici per l'estate, da abbinare ad integratori depuranti. Puccio utilizza prodotti Mesoestetic, azienda leader a livello internazionale per la parte cosmoceutica.
The Versilia Lifestyle è una testata giornalistica iscritta al Tribunale di Lucca n. 3 2018
Direttore Responsabile
Isotta Boccassini
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