In Alta Versilia parte la stagione delle migrazioni, la storia di Carolina che sale in alpeggio senza mezzi di trasporto

I pastori transumanti sono ormai una rarità.

Carolina apre domenica 2 giugno la stagione delle migrazioni del bestiame in Toscana. La giovane pastora laureata lascia il rifugio sul mare, a Pietrasanta, dove il suo gregge di pecore massesi ha trovato ricovero durante l’inverno per raggiungere i freschi pascoli di Pian del Lago, al Passo della Croce, nel comune di Stazzema, a circa mille metri di altitudine.

Coldiretti, una grande occasione per rianimare i borghi abbandonati

Un appuntamento che nel corso degli ultimi anni si è trasformato in una vera e propria festa a cui partecipano amici, turisti e camminatori che percorrono insieme a lei un tratto del tragitto attraverso borghi, boschi e mulattiere.

La storia di Carolina è solo una delle storie dei pastori-transumanti che ancora oggi conducono in alpeggio le gregge e le mandrie senza l’ausilio di mezzi di trasporto, dormendo nei ricoveri e lavorando il formaggio a mano come una volta.

A dirlo è Coldiretti Toscana secondo cui la transumanza moderna mette in connessione agricoltori, vecchi mestieri, didattica, territorio ed enogastronomia diventando a tutti gli effetti una freccia nell’arco di quel turismo esperienziale che è alla base del successo dell’offerta rurale regionale con 5 milioni di presenze nel 2023.

“Le aziende zootecniche hanno compreso le potenzialità turistiche di questa pratica arcaica che rischia di sparire e che per fortuna nella nostra regione resiste grazie all’impegno e passione di tante famiglie di pastori.

E’ un’occasione per rianimare i borghi, far vivere ai turisti un’esperienza vera a contatto con la natura e promuovere produzioni di qualità come pecorini, ricotte, yogurt, robiole e gelato. In questo modo la tradizione non va dispersa ma, al contrario, diventa moderna, un’attività redditizia.

La storia di Carolina, laureata che sale in alpeggio senza mezzi di trasporto

E’ un modo intelligente per preservarla, comunicarla e tramandarla. – spiega Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana – A minacciare la migrazione stagionale è sempre di più la presenza dei predatori, dalla notte dei tempi compagni discreti dei viaggi dei pastori, ma mai così numerosi e mai così penalizzanti per il settore.

Oggi le predazioni sono la principale causa di chiusura delle stalle soprattutto in alcune aree della regione dove le mattanze sono all’ordine del giorno. I predatori non stanno solo facendo chiudere attività economiche che producono economia e valore aggiunto per il territorio ma un patrimonio fatto di cultura, esperienze e tradizioni”.

Carolina conduce il bestiame in alpeggio

La storia di Carolina è atipica in un mondo ancestrale dove l’essere pastore è spesso una dinastia. Laureata in scienze agrarie a Pisa, Carolina (31 anni) ha imparato da sola a prendersi cura del suo gregge partendo con quaranta capi per arrivare via via oggi ad averne oltre 100.

Titolare dell’azienda agricola ed agrituristica “Le Coppelle Latteria Belato Nero” a 1.000 metri sul mare, nel cuore del parco delle Alpi Apuane, produce formaggi destinati alla vendita diretta e all’attività di ristorazione tipica dell’agriturismo.

Il suo viaggio inizia la mattina presto dalla stalla in pianura, a Pietrasanta, transitando poi per località Ruosina e Terrinca, nell’Alta Versilia, dove ad accogliere l’arrivo del gregge ci saranno anche balli popolari e folklore.

E da lì che i turisti e curiosi potranno aggregarsi per incamminarsi tutti insieme verso l’alpeggio di Pian di Lago per una passeggiata di circa 1 ora verso il pranzo in agriturismo.

La prossima settimana sarà invece il turno di Daniela Pagliai

Figlia e nipote di pastori, così come il marito Valter mettono insieme sei generazioni di pastori.

Il loro viaggio, perché a muoversi è tutta la famiglia, inizia intorno alla prima settimana di giugno dalla località Il Melo di Cutigliano, a circa 1.000 metri di altitudine per terminare alla malga, nell’Anfiteatro del Paradiso, ai piedi della cima Tauffi, che da il nome alla loro azienda.

E' una delle tre creste della Valle del Libro Aperto dove nella loro malga a 1300 m, c’è la possibilità per i turisti di soggiornare, degustare e comprare i loro formaggi e tante altre prelibatezze nel piccolo spaccio annesso.

Da li passano i sentieri che collegano diverse località dal lago Scaffaiolo,  al Lago Nero e alle Vallate dell’Abetone. Per Daniela la prossima sarà il 42 esimo viaggio.

“La migrazione dei pastori transumanti è una festa. Si aggregano tante famiglie ed amici. La camminata dura circa 2-3 ore attraversando campi e pascoli. – racconta Daniela – La mia prima transumanza risale all’età di 6 anni. I miei genitori non sapevano a chi lasciarmi ed allora mi portarono con loro. Stavo in coda al gregge. E’ durante una delle transumanze, quando avevo 18 anni, che ho conosciuto mio marito. La nostra famiglia nasce nell’alpeggio”.

Pastori transumanti, Giancarlo Boschetti e una storia senza tempo

E’ una storia fuori dal tempo quella di Giancarlo Boschetti (57 anni) in Lunigiana che partirà da Licciana Nardi per il suo viaggio intorno alla prima settimana di luglio per il Parco dei Cento Laghi nella Valditacca sul versante parmense percorrendo circa 30 km in un paio di giorni.

Giancarlo Boschetti al pascolo

Il suo tesoro è rappresentato da 200 pecore nere massesi e 30 capre. “Avevo dieci anni quando ha percorso la mia prima transumanza insieme a mio padre. Per 45 anni abbiamo camminato fianco a fianco. – racconta Boschetti – Dormo dentro una roulotte per quasi 4 mesi. Il nostro tempo lassù è scandito dalla natura. Vivo per questo mestiere: è la mia vita. Non la cambierei mai”.

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di MIRKO SPINETTI

THAYAHT e la Versilia.

La prima tuta Made in Italy, un carro a vela che sfreccia sulla battigia, un macchinario per scovare gli ufo, una casa gialla sulla spiaggia di Tonfano. Non stiamo cercando di confondervi proponendo una lista nonsense su temi casuali, piuttosto vogliamo titillare la vostra curiosità preparandovi alla storia di questo numero.

Signori, signore e signor*, abbiamo il piacere di parlavi di un genio dimenticato del panorama artistico italiano del ‘900, Ernesto Michahelles, alias THAYAHT.

THAYAHT e suo rapporto con il Futurismo

Ernesto nasce a Firenze nel 1893, in una famiglia crogiuolo di identità, da madre anglo-americana e padre tedesco. Cresce in un ambiente ricco, artisticamente e non solo, e grazie anche al considerevole retaggio genetico che può vantare (il bisnonno era lo scultore statunitense Hiram Powers), debutta nel mondo dell’arte a 22 anni. Tommaso Marinetti lo arruola nel Futurismo insieme al fratello Ruggero Alfredo; da allora si faranno conoscere con i nomi di THAYAHT e RAM.

THAYAHT in tuta

Nel 1918 inizia a lavorare a Parigi nel campo dell’alta moda per la maison di Madeleine Vionnet e solo due anni dopo, insieme al fratello, inventa la TUTA, indumento moderno, versatile, pensato per essere realizzato in casa grazie ad un cartamodello, che verrà distribuito sul quotidiano «La Nazione». Sarà il boom in “tuta” Europa… e non solo, ma questa è un’altra storia. L’editing è tiranno e non abbiamo ancora citato la Versilia! Rimediamo subito.

THAYAHT e la Versilia

Fu a Viareggio nell’agosto del 1917, presso il Select Palace Hotel (ora Grand Hotel Principe di Piemonte), che THAYAHT fece l’amicizia di Djagilev e Massine, due famosi ballerini che gli faranno conoscere Madeleine Vionnet. Ed è sempre in Versilia, nella Marina di Pietrasanta di fine anni ‘30, che THAYAHT si rifugia nel suo buen retiro, la “casa gialla”.

La casa gialla al Tonfano

La dimora del Tonfano, ristrutturata secondo i concetti di funzionalismo e modernità, è già da anni studio e teatro della genesi delle opere dell’artista.

THAYAHT ama profondamente la Versilia, così ricca di dinamismo, che coglie nell’impeto delle onde e nello sferzare del vento. Ama la gente del posto, sincera e concreta.

La stessa gente che lo osserva un po’ stupita, ma anche divertita, mentre solca veloce la spiaggia sul suo “carro vela”, importando nel Bel Paese uno degli sport più comuni del nord Europa atlantico. THAYAHT ama i silenzi siderali della notte e il bagliore dei corpi celesti, così tanto da voler installare sul tetto della casa gialla i telescopi utili per descrivere e illustrare meteore, aurore boreali e altri strani fenomeni.

Il desiderio più grande resta comunque quello di poter conoscere ciò che è nascosto agli occhi ma nudo alla mente. Fin da giovanissimo si era avvicinato al mondo dell’esoterismo, entrando in contatto con personaggi emblematici, come il teosofo indiano Jiddu Krishnamurti, considerato da molti occultisti incarnazione del Buddha Maitreya.

Il primo ufologo che scrutava i cieli della Versilia

Questa è l’anima del genio, divisa tra ossessione per i prodigi della tecnica e attrazione verso le cangianti sfumature dell’anima. Madeleine Vionnet conosce bene questo lato dell’amico e gli invia una serie di articoli sugli avvistamenti di “dischi volanti” ed esseri umanoidi verificatisi in Francia negli anni ’50. Sarà la scintilla che porterà THAYAHT a diventare uno dei primi ufologi al mondo e a fondare in Italia, nel 1954, il Centro
Indipendente Raccolta Notizie Osservazioni Spaziali, che ha sede nella sua nuova abitazione a Fiumetto.

Qui è dove passa il tempo ad indagare l’ignoto, documentando gli avvistamenti dei testimoni oculari, elabora teorie sull’energia dei meridiani lungo i quali si muoverebbero gli UFO e progetta strumentazioni che rilevano variazioni nel campo magnetico per segnalare l’avvicinarsi dei dischi volanti.

Le ricerche si interrompono nel 1959, quando THAYAHT muore a Marina di Pietrasanta all’età di 66 anni, lasciando in eredità al mondo la propria creatività eclettica e una finestra aperta, affacciata sull’ipotesi di mondi inesplorati e verità celate.

E se siamo riusciti a far nascere in voi la curiosità, vi invitiamo a conoscere meglio opere e vita di un grande artista che ha calcato la terra della Versilia, ne ha respirato l’aria, sorseggiato le acque ma, soprattutto, ne ha scrutato i cieli.

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Pietrasanta piange Girolamo Ciulla, scomparso l'8 dicembre scorso. Con lui, dopo Mitoraj e Botero, se ne va un altro indiscusso protagonista della primavera artistica e culturale esplosa negli anni Ottanta, che ha avuto la forza di proiettare l'immagine della Piccola Atene nel mondo.

Con Ciulla Pietrasanta perde un altro grande protagonista della vita culturale e artistica

Tutti artisti di primissimo piano, che qui hanno scelto di vivere lasciando inevitabilmente un'eredità enorme. Per l'architetto Tiziano Lera è un altro pezzo di cuore che se ne va.

Ho avuto il privilegio di averli come amici – ci racconta – e vederli andar via uno ad uno mi riempie di tristezza. Li porterò sempre con me”.

Ciulla, originario di Caltanissetta, arriva in Versilia nel 1988 all'età di 36 anni e, dopo aver esposto alla Versiliana, decide di stabilirsi a Pietrasanta. L'incontro con Lera avviene proprio in quell'anno.

Fu il grande amico Enrico Tesconi a presentarmelo, un giorno, al bar Michelangelo. Era un giovanissimo artista, ancora in divenire. Vedrai, mi disse Enrico, lui si farà. E aveva ragione”.

Un uomo con grande senso dell'amicizia

Ma come sempre Lera non giudica l'artista, preferisce ricordare l'uomo.

Era una persona splendida – prosegue l'architetto – che come me aveva il senso dell'amicizia. Con lui, come con altri artisti di fama che hanno vissuto a Pietrasanta, ho avuto un rapporto speciale. E quando accade che si riesce a costruire uno scambio senza interessi è davvero un gran dono. Un giorno lo invitai a casa mia, alla Fortezza a Montignoso, gli mostrai il giardino e gli raccontai la mia idea di costruire un teatro di verzura all'aperto. Mi disse: cosa posso fare per dare il mio contributo? Subito pensai ad un rospo perché una sera dopo una festa mi addormentai in giardino e quando mi svegliai c'era un rospo che mi osservava dritto negli occhi, quasi aspettasse delle risposte da me. Ciulla me ne ha realizzato uno di sette metri, che dialoga con la via Francigena. Ad osservarlo ho sentito la stessa emozione di quando ho visto la sfinge, la stessa ieraticità, lo stesso dilemma, un mistero...pura energia!”.

L'architetto Lera si porta dentro anche un altro toccante ricordo di Ciulla. Fu quando la moglie Laura, compagna di una vita e creatrice di gioielli, convinse con ostinata convinzione alcuni artisti di fama a creare per lei anelli d'arte, fusi a Pietrasanta.

Si era messa in testa questo progetto e alla fine ci è riuscita – ricorda Lera – ben sapendo che "in fondo all'anima e nelle mani di ogni artista vi sono potenzialità nascoste e desideri inappagati di ogni forma di poesia e bellezza". Questo scrisse Stefano Contini in un bellissimo articolo sulla rivista Arte. Fra loro c'era anche Girolamo Ciulla, che addirittura consegnò a Laura due bozzetti”.

L'acqua di Afrodite, l'ultimo regalo di Girolamo Ciulla a Pietrasanta

Girolamo Ciulla ha mantenuto un legame strettissimo con Pietrasanta e oggi riposa anche lui nello spazio riservato ai cittadini illustri insieme a Fernando Botero e Igor Mitoraj.

“L'acqua di Afrodite” scolpita da Ciulla sul bozzetto realizzato da Lera nel 1994, è oggi posizionata ai piedi delle mura storiche nell’angolo tra Piazza Statuto e via del Teatro. Rappresenta Afrodite, dea dell'amore e della bellezza, che emerge dalle acque a richiamare quella vivacità creativa che sgorga dalle mani e dall'intelletto dei pietrasantini, abili scultori e artigiani, scienziati come Padre Eugenio Barsanti o grandi poeti come Giosuè Carducci.

Questo permette a Tiziano Lera di fare un'ultima riflessione di più ampio respiro.

A Pietrasanta, ma non solo, nella mutazione naturale del territorio è necessario restare in armonia paesaggistica. Le sculture devono stare nella natura, in mezzo alle piazze e ai bordi delle strade, accessibili a tutti perché la bellezza è un patrimonio universale. Dobbiamo tutti fare uno sforzo per ritrovare un equilibrio che ci permetta di trasmettere questo valore anche alle nuove generazioni. Di conseguenza bisogna ascoltarsi, recuperando per l'arte e la cultura spazi importanti e unici come la Rocca, la Marina con le sue piazze e il pontile con l'idea unica di sculture in mare, come la sirenetta di Andersen, così come la Versiliana sul fiumetto”.

Lodovico Poschi Meuron 

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Riparte la stagione degli eventi al MuSA di Pietrasanta con un ricco programma di incontri articolati in quattro filoni tematici: #marmo&dintorni, #esperiment@le.2024, #nonsolomarmo e #leconferenze.

Il cartellone è stato presentato in conferenza stampa da Marco Magnani, presidente del CdA di Lucca In-tec, Cristina Martelli, Segretario generale della Camera di commercio della Toscana Nord-Ovest e Alberto Stefano Giovannetti, sindaco del Comune di Pietrasanta.

Laboratori, dibattiti e visite guidate

Ogni prima domenica del mese sono previsti laboratori per le famiglie; il secondo sabato visite guidate tematiche ed esperienziali alla città di Pietrasanta e al MuSA; il terzo venerdì non mancheranno i dibattiti sulla cultura e l’arte digitale.

Mi piacerebbe che il Musa diventasse un museo da abitare, un luogo di arti e di aggregazione, in costante dialogo con la città. – ha spiegato Marco Magnani, presidente del CdA di Lucca In-tec - Sono certo che la rinnovata sinergia con il Comune di Pietrasanta ci permetterà di consolidare ulteriormente la vocazione di hub della cultura creativa al fine di proporre eventi, spettacoli e momenti di confronto che siano complementari a quelli che già la città offre.

Il MuSA mette a disposizione una struttura polifunzionale ampia, con una tecnologia audiovisiva sofisticata, adatta a rappresentazioni immersive di alta qualità e, mi permetto di dire, unica sul territorio”.

"Un contributo di qualità - ha dichiarato Alberto Stefano Giovannetti, sindaco e assessore a cultura e turismo di Pietrasanta - che 'parla' con Pietrasanta e di Pietrasanta sia alle famiglie, uno dei nostri target di riferimento sugli eventi, sia agli addetti ai lavori del settore arte e cultura, professionalità essenziali per l’economia cittadina.

Tante occasioni che andranno ad accrescere il valore del nostro già ricco palinsesto di manifestazioni e rafforzare il nostro motto, #Pietrasanta365, con cui vogliamo offrire sempre qualcosa da fare ai nostri ospiti e concittadini".

E la domenica l'iniziativa Famiglie al MuSA

Gli appuntamenti della domenica fanno parte dell’iniziativa “Famiglie al MuSA” che, realizzata in collaborazione con la cooperativa Itinera, ha l’obiettivo di promuovere l’educazione culturale e l’interesse per le arti attraverso attività didattiche rivolte ai bambini.

Il format prevede ogni volta un ospite diverso ed è diviso in due momenti: nel primo l’ospite si presenta raccontando la sua storia e il suo modo di fare arte, nel secondo i bambini partecipano ad un laboratorio con l’artista mentre i genitori assistono ad un documentario della collezione permanente del MuSA.

Le visite guidate tematiche previste il secondo sabato del mese hanno invece l’obiettivo di far dialogare il MuSA con il territorio circostante.

Le visite si svolgeranno nel centro di Pietrasanta e avranno ogni volta un tema diverso (marmo, bronzo, arte contemporanea).

Si concluderanno al MuSA con la visione di uno specifico documentario in multiproiezione che racconterà attraverso immagini suggestive ed emozionali il tema della giornata. Visite realizzate in collaborazione con la cooperativa Itinera.

Al MuSA si parla di cultura digitale

Gli incontri in calendario il terzo venerdì del mese sono invece dibattiti intorno alle varie applicazioni della cultura digitale: eco-sostenibilità tecnologiche, NFT, cryptovalute, gaming.

Questi incontri assumeranno le caratteristiche di un format con uno/due presentatori ed interviste agli ospiti, per fare un talk quanto più animato possibile. Iniziativa realizzata in collaborazione con Virtualis Srl.

Ai dibattiti si alterneranno le conferenze dedicate all’arte moderna e contemporanea, il format già consolidato al MuSA di Pietrasanta.

Quest’anno saranno affrontate tre tematiche, ciascuna con un focus su diverse espressioni dell’arte. Gli esperti di settore che saranno ospiti del MuSA approfondiranno così le modalità di fruizione dell’arte digitale, l’illustrazione come mezzo di comunicazione e il dialogo tra il corpo umano e le nuove tecnologie nelle arti performative e negli spettacoli dal vivo.

Accanto a questi eventi prosegue l’iniziativa “Open MuSA”, grazie alla quale sarà possibile conoscere la collezione permanente, composta da documentari in multi-proiezione che raccontano in modo emozionale e immersivo la storia delle tradizioni artigiane del territorio, delle arti e dei mestieri che ne modellano il volto. Open MuSA si terrà nei mesi di maggio, giugno e settembre, tutte le mattine.

A settembre, tornerà al MuSA il Festival “Over The Real - Festival Internazionale di Video e Multimedia Art” che, alla sua IX edizione, presenterà una serie di eventi dedicati alla videoarte, complementari a quelli realizzati in parallelo a Lucca nella stessa settimana, che al MuSA trovano la loro collocazione ideale.

Estate a tutto gas con la realtà virtuale

In cantiere un grande evento per i mesi di luglio e agosto quando il MuSA e Pietrasanta ospiteranno un’esperienza affascinante e immersiva costruita attorno alla realtà virtuale, i cui dettagli saranno presto svelati, ma ciò che è sicuro è che vi sarà un grande coinvolgimento di pubblico.

Lo spazio multimediale del MuSA dedica la sua programmazione alla promozione della cultura e all’approfondimento di tematiche attuali legate alle imprese culturali e creative.

Quest’anno lo fa proponendo incontri mensili che si ripeteranno in maniera ricorrente e facile da ricordare oltre a eventi singolari di grande rilievo tra cui quello del 9 maggio quando, in occasione della Festa dell’Europa, sarà dedicato un approfondimento, sotto forma di dibattito, riguardo il primo Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale.

Il programma è stato realizzato dalla Camera di commercio della Toscana Nord-Ovest con il supporto organizzativo di Lucca In-tec e il contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Lucca

Per info sul calendario e per iscrizioniwww.musapietrasanta.it

Grande soddisfazione per il direttore del Palace Hotel, Maurizio Lavetti, per il prestigioso premio assegnato da She Travel Club.  Durante una cerimonia svoltasi a Milano, il "Best Hotel for Women" è stato consegnato al Palace Hotel Viareggio evidenziando l'impegno nel creare un ambiente accogliente e inclusivo per le donne viaggiatrici.

She Travel Club, la label impegnata nell'empowerment delle donne viaggiatrici, ha brillantemente inaugurato il suo primo evento presso il prestigioso Rosa Grand Hotel di Milano.Questa occasione ha visto la consegna di due prestigiosi premi che hanno messo in risalto l'impegno per l'eccellenza nell'ospitalità e la promozione dell'uguaglianza di genere nel settore alberghiero.

Il primo premio, "Best Brand," è stato assegnato a Starhotels, un riconoscimento del loro eccezionale impegno nel settore dell'hotellerie. Il secondo premio, "Best Hotel for Women," è stato consegnato al Palace Hotel Viareggio, evidenziando l'impegno nel creare un ambiente accogliente e inclusivo per le donne viaggiatrici.

Ma l'evento non si è limitato alla celebrazione di questi due hotel di punta. She Travel Club ha dedicato parte del suo tempo a discutere temi di vitale importanza per il settore alberghiero, tra cui il sessismo e l'importanza della Responsabilità Sociale d'Impresa (RSI).

Maurizio Lavetti

Durante i panel di discussione e i momenti di networking, è emerso chiaramente come il sessismo nel settore dell'hotellerie sia una realtà che richiede un'attenzione immediata. She Travel Club ha sottolineato l'importanza di creare ambienti inclusivi e sicuri per tutte le viaggiatrici. Un altro tema chiave che è stato affrontato è stato l'importanza della RSI nel settore alberghiero. È stato notato come sempre più viaggiatrici prestino attenzione alle pratiche sostenibili e socialmente responsabili degli hotel quando prendono decisioni di prenotazione.

La RSI sta diventando un fattore guida nelle scelte delle viaggiatrici consapevoli. She Travel Club si impegna a continuare questa importante conversazione e a lavorare verso un settore alberghiero più inclusivo, equo e adatto alle donne.

 

 

Parte da un aneddoto l’avventura di Silvana e Paolo, i coniugi versiliesi fondatori di una delle più importanti catene di negozi drugstore specializzata nella vendita di articoli per la pulizia della casa, l’igiene personale, il make-up, la profumeria e il beauty.

Il 16 febbraio del 1978 nasceva la Casa del Detersivo, in via Cesare Battisti a Viareggio. Quel giorno partì l'avventura di Silvana Bonugli e Pietro Paolo Tognetti. Al mercato di Viareggio all'epoca ricchezza e abbondanza camminavano veramente per strada.

TUTTO PARTÌ DA UN ANEDDOTO
"Il giorno dell'attesa inaugurazione fu una delusione, l'incasso ammontava a solamente 30 mila lire" ci racconta Silvana. Dopo tanta fatica le aspettative erano alte. "Quella sera, Goffredo Cortopassi, il macellaio, ci portò gli avanzi dello storico Baretto per farci cenare perché eravamo veramente distrutti e demoralizzati". "Il giorno successivo Goffredo mi disse "Silvana, vieni a leggere la locandina del giornale, parlano di voi". In effetti recitava "Giovane commerciante versiliese apre la saponeria e fa pagare la shopper 5 lire".
"Da quel giorno fu un successo" ricorda sorridendo Silvana. "Nel 1978 potete immaginare cosa volesse dire far pagare un sacchetto. Ancora oggi la gente si stupisce di questa cosa".
Fu la rivoluzione. Quel giorno tutti volevano vedere la ragazza che "faceva pagare il sacchetto". "Quella sera avevamo incassato quasi due milioni di lire. E lì nacque la nostra storia. A noi sembrava una cosa normale far pagare la shopper anche se in molti gridarono allo scandalo! Ma noi andammo avanti per la nostra strada perchè non potevamo permetterci di regalare i sacchetti".

DALLA CASA DEL DETERSIVO A PIÙME
La Casa del Detersivo si trasformò ne La Saponeria nel 1980, poi Silvana e Paolo cominciano con l’acquisire fondi commerciali che, uno dopo l’altro, diventano i negozi IperSoap. Oggi quella “storica” insegna è diventata PiùMe che, anche grazie ad un progetto condiviso con dei nuovi soci, è diffusa sul territorio nazionale. In tutto il centro-nord, da Roma a Bolzano. A Napoli, in Calabria e a San Marino per un totale di oltre 300 punti vendita, a cui si sommano le 15 Profumerie Bacci. La formula “magica” di PiùMe che poi è anche il claim della nuova realtà commerciale è: “Coccole per Te e per la Tua casa”, una garanzia che unisce il meglio per la pulizia della casa al meglio per la cura della persona. I nuovi negozi PiùMe sono stati “rivoluzionati” nella loro concezione di vendita e nel layout di realizzazione. Moderni e più funzionali gli arredi, locali più luminosi, una nuova modalità di esposizione della merce che agevola l’acquisto con una profondità assortimentale tra le migliori del settore.
"Si entra da noi perché c'è la convenienza e perché il negozio è bello e invitante. Ma non solo, da PiùMe si ritorna perché è molto apprezzata l’alta professionalità del nostro personale addetto alle vendite e i sorrisi accoglienti delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi” dice soddisfatta Silvana.
I punti vendita PiùMe che nulla hanno da invidiare all’organizzazione della grande distribuzione sono concepiti e si sono sviluppati come negozi di vicinato. Sono infatti presenti in maniera diffusa sia nella grandi città che nei piccoli centri.
"La nostra formula, che si è dimostrata vincente, proseguirà sulla strada dell’innovazione perché non abbiamo nessuna intenzione di fermarci ed anche perché nell'azienda sono presenti i nostri figli Saverio e Francesco e poi arriveranno i nipoti".

IL PRESENTE
Dice ancora Silvana: “PiùMe guarda al futuro e anche se è forte la concorrenza, non ultima quella dell’e-commerce, la nostra scelta di restare vicino alle persone nei territori è un valore aggiunto all’insegna dell’empatia, del calore umano di quegli scambi di sorrisi che nessun negozio online e nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire. Noi siamo sotto l'uscio di casa. Da PiùMe si può scambiare una parola, fare la spesa scegliendo tra mille offerte e promozioni con le nostre ragazze sempre pronte ad aiutare e a dare il consiglio giusto. Il tempo è sempre meno e a volte penso: si diventa vecchi senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Perché rinunciare a queste piccole grandi soddisfazioni?”

 

 

 

Addio a Sandra Milo: debuttò sul palco della Versiliana nel 2021 all'età di 88 anni

La Versilia si unisce al cordoglio del Paese per la scomparsa di Sandra Milo, musa di Federico Fellini, attrice tra le più popolari del teatro e del cinema italiano e icona assoluta dello spettacolo.

Il presidente Alfredo Benedetti con Sandra Milo

Ho avuto il grande piacere di conoscere Sandra Milo nell'estate del 2021 - ricorda il presidente della Fondazione Versiliana Alfredo Benedetti - quando debuttò al nostro Festival all'età di 88 anni. Una donna di una simpatia travolgente, ironica e di animo raffinato. Aveva la vitalità di una ragazzina, la sua forza incredibile e il suo entusiasmo così contagiosi colpirono molto me come tutti quelli che qui da noi aveva incontrato. Raccontò di sentirsi felice ed emozionata, perché alla Versilia era molto legata avendo vissuto qui una parte importante della sua vita: ci ringraziò di averla coinvolta perché la Versiliana era per lei un teatro prestigioso con cui non si era mai confrontata e non vedeva l'ora. Nonostante avesse alle spalle una carriera straordinaria, costellata di premi e collaborazioni prestigiose, affrontò la sfida alla Versiliana con la stessa voglia di mettersi in gioco che hanno i ventenni. Lo spettacolo di cui lei fu un pilastro fu un vero spasso. Alla famiglia le nostre più sincere condoglianze.”

Sandra Milo sul palco della Versiliana

Sandra Milo – ricorda Massimo Martini, consulente artistico della Versiliana – giunse da noi poco dopo aver ricevuto il David di Donatello alla carriera con “Ostriche e Caffè americano” di Walter Palamenga, di cui fu protagonista insieme alle Karma B e che proponemmo in prima nazionale. Per lei rappresentò quindi un duplice debutto perché fu anche la sua prima volta sul palco della Versiliana. Diede prova di essere una straordinaria professionista, una grande interprete, ma anche una donna di spirito e di grande umanità. Nonostante la sua grande popolarità, era festosa e disponibile con tutti. Divertente e leggero, quello spettacolo fu un inno alla leggerezza e alla femminilità, in un momento in cui l'Italia stava vivendo uno dei suoi periodi più tormentati, quello dell'uscita da Covid e dal Lockdown. Sandra Milo fu straordinaria interprete non solo di quel testo, ma anche di quella voglia di rinascita, di vita e di socialità che nel nostro paese era in quel momento ambita e preponderante. Ci stringiamo quindi oggi attorno alla famiglia e ci uniamo al dolore di tutto il mondo dello spettacolo per la scomparsa di una delle sua più amate protagoniste.”

Marlene Dietrich e l'indimenticabile recital alla Bussola di Bernardini
di Gioele Poli
Il mito della Versilia non esisterebbe se non grazie alle donne.
Questo lembo di terra, resistendo alla prova del tempo e preservando la notorietà di un luogo di successo, deve di certo ringraziare le tante figure femminili che nel corso degli anni hanno incantato, scandalizzato e ravvivato il pubblico.
Per citare Aldo Valleroni, memoria storica e profondo conoscitore della mondanità di questo luogo: “Senza le primedonne la Versilia sarebbe stata una qualunque località balneare, destinata a vivere una storia senza acuti”.
VERSILIA TERRA DI PRIMEDONNE
Sono state tante in Versilia le primedonne, un termine che non deve essere frainteso, ormai desueto, con il quale si indica coloro che hanno avuto un ruolo di primo piano all’interno della società.

Dietrich, Marlene 1960 - Originalaufnahme im Archiv von ullstein bild

E come dicevamo "La Versilia by Night" è stata e continua ad essere per queste una passerella prestigiosa, un luogo che concentra dive, cantanti, influencer, in quella che si potrebbe definire un'osmosi perfetta.
Così è stato anche per Maria Magdalena Von Losch, meglio conosciuta come l’immensa Marlene Dietrich, una delle più note icone del mondo cinematografico durante la prima metà del novecento.
Eterna rivale dell’altra e divina Greta Garbo, Marlene fu una donna straordinaria e innovatrice in ogni senso.
Molti uomini furono ammaliati dal suo fascino, fra questi il leone Ernest Hemingway e lo sfortunato Erich Maria Remarque, il cui amore non fu mai ricambiato.
Vi sfido a non rimanerne incantati ascoltando la sua voce durante una delle sue esibizioni di "My Blue Heaven" su YouTube.
IL RECITAL ALLA BUSSOLA
Nel 1972 la Versilia ebbe l’occasione della vita con il recital di Marlene, che si sarebbe tenuto durante le giornate pasquali alla Bussola.
In quei giorni Marlene era sulla bocca di tutti.

Ad alimentare ancora di più l’aspettativa di quella serata, le prove, da lei fortemente volute senza la presenza di nessuno, nemmeno di Sergio Bernardini, il proprietario del locale.

25 Jan 1933 --- Image by © Bettmann/CORBIS

"Il lavoro è una cosa seria. Le prove lo sono più dello spettacolo e io lavoro solamente quando mi pagano. Perché qualcuno dovrebbe assistere gratis alle prove?"
Parole che dicono tanto del carisma di questa donna.
GLI ANEDDOTI
Degne di nota sono le testimonianze di coloro seguirono il suo passaggio in Versilia. Un aneddoto riguarda una interessante richiesta: un secchiello da champagne pieno di ghiaccio, in modo da poter sbrigare i propri bisogni fisiologici eliminando il cattivo odore.
Aldo Valleroni, nel suo libro "Versilia Anni Ruggenti", descrive in modo indimenticabile quella sera alla Bussola in quello che è un quadro memorabile:
Al vederla apparire dopo l’ouverture dell’orchestra, il pubblico rimase affascinato. Era Lei, Marlene, in cappa di visone bianco e il tradizionale abito di tulle color carne e lastex con 200 gocce di perle […] Marlene faceva più che cantare: recitava, piangeva, mimava, ritrovava le tante voci e i tanti volti dei suoi personaggi.”
Quella sera, il mito passò in Versilia lasciando un segno indelebile; lei stessa dirà “Questa serata sarà uno dei miei ricordi più belli”.
LA FINE DI UN'ERA
Quello fu per il nostro territorio un momento indimenticabile.
Fu l’ultima grande Diva in Versilia, e segnò l’inizio di una vita turistica e mondana completamente diversa, più simile a quella di oggi.
Ecco che ripensando a queste stelle così luminose, è strano sentir parlare oggi di parità di genere.
Purtroppo troppe donne si trovano costrette a rinunciare ai propri sogni o a un futuro migliore a causa della discriminazione sociale.
In Italia, questo è un argomento che merita attenzione e azione urgente.
Nel 2023 l'Italia risulta ultima in Europa per uguaglianza di genere sul lavoro.
Questa realtà dovrebbe suscitare una profonda riflessione.
La storia di Marlene e tutte le donne che hanno contribuito al mito della Versilia può ispirare e sensibilizzare riguardo al loro valore straordinario. Le donne di oggi devono sentirsi libere di sognare e di esprimere la propria unicità.
È incoraggiante notare che la Versilia, in un certo senso, abbia svolto un ruolo pionieristico in questa direzione, impegnandosi per garantire alle donne il rispetto e il successo che meritano.
Speriamo che presto si possa smettere di  discutere ancora di disuguaglianza. Al momento, possiamo solo esprimere il desiderio, come farebbe la vecchia Marlene:
Oh when will they ever learn?”
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Foto 
Mondadori Portfolio / Bridgeman Images Photographer Rino Petrosino
Nello storico hotel di Viareggio in programma mercatini di Natale e concerti
Un hotel da vivere tutto l’anno e non solo durante la stagione estiva. È questa l’impostazione che ha voluto dare con convinzione la titolare Maria Cristina Marcucci. Un albergo storico, sicuramente all’altezza dei grandi hotel di una volta, luogo di incontri con una atmosfera accogliente.
Una struttura che la signora Marcucci ha saputo portare al passo con i tempi, sia pur conservando lo stile classico che lo ha contraddistinto nel corso degli ultimi cento anni. “Ho sempre vissuto il Palace come la mia casa”  - dice Maria Cristina – “e fin da piccola ho provato delle emozioni che ancora mi porto dentro. Nel corso degli anni ho profuso impegno e passione nella ristrutturazione dei locali partendo proprio da quel vissuto di gioventù, quando l’albergo era luogo della villeggiatura, un posto in cui ricevevo un abbraccio caldo e accogliente. Qui trovavo il ristorante ed il bar, e tutto mi sembrava molto grande, piacevole e armonioso. Questo concetto di accoglienza diffusa mi ha guidata nella ristrutturazione e nella organizzazione dei servizi per ricreare un ambiente unico. Un luogo – prosegue Maria Cristina -  vissuto in ogni suo aspetto, non solo per un fugace soggiorno. Ne è un esempio il tè del pomeriggio, un momento socializzante, con il sabato impreziosito dalle musiche del pianista Adriano Barghetti".
RISTORAZIONE ED EVENTI
 
"Con un accurato servizio di ristorazione, il Blu Bar diventa accogliente sia il  pomeriggio che la sera: con aperitivi serviti con cura e competenza si realizza quella piacevolezza che ti consente di vivere un ambiente suggestivo che ti avvolge per una esperienza da vivere a trecentosessanta gradi. Non un luogo neutro ma calibrato sulle esigenze del cliente". "Il ristorante Decò - prosegue la titolare -  con proposte raffinate sia di mare che di terra, suggestivo sia in estate sulla grande terrazza vista mare, che in inverno negli ampi locali che si affacciano sulla passeggiata. La mia idea è quella di un albergo che sia un luogo da vivere in ogni stagione dell’anno, un punto d’incontro in cui concretizzare varie attività ludiche e culturali che non sono tipicamente collegate all’albergo. In estate faremo nuove proiezioni cinematografiche sulla terrazza e  continueremo ad invitare i nostri amici scrittori che presenteranno i loro libri in uscita. Andremo avanti a coltivare queste passioni per rendere il luogo degno di un soggiorno memorabile.
 
LE FESTIVITÀ
 
Per le festività natalizie proponiamo, nelle sale businnes, un originale mercatino di prodotti artigianali con una ventina di operatori che esporranno le loro creazioni. Questo per rendere magica l’atmosfera delle feste e un omaggio alla città che è sempre più all’altezza del suo nome. Inoltre ci tengo a promuovere il concerto di Natale, in programma il 16 dicembre, con la bravissima pianista Okga Zdorenko che suonerà musiche di Chopin e Rachmaninov.

Viaggio alla scoperta della città tanto amata da Mario Tobino diventata capitale della nautica

Di Katia Corfini

 

La Via Regia e il borgo divenuto porto

Arriviamo a Viareggio sulle orme dell’antica Via Regia che ne ispirò il nome e proseguiamo fino al mare e alla spiaggia che fu tra le prime ad essere attrezzata dai balneari. Là ad attenderci un gruppetto di gabbiani. Seguendo il loro volo saliamo sul grande muraglione del porto. Qui, tra spruzzi di salsedine e una vista mozzafiato del litorale incontriamo pescatori, anime solitarie, innamorati, amici che sorridono, famiglie che giocano. Sovente è il saluto e il sorriso a farsi portavoce dell’ospitalità viareggina. Poi, quando soffia forte il libeccio, si incontrano anche i più audaci che sfidando le onde ci ricordano le imprese dei loro avi, come gli uomini dell’Artiglio, i primi costruttori navali, i grandi comandanti e le loro avventure. Grazie a loro possiamo comprendere la forza di questa comunità e il forte legame che ha per la propria terra e capire perché Viareggio vanta una così grande fama nell’industria nautica mondiale. Restiamo affascinati ad ascoltare i racconti dei maestri d’ascia e dei calafati che ci parlano del galeone nel porto, dei vari delle grandi navi, ci spiegano cos’è un barcobestia e come cucinare una buona trabaccolara. Poi incontriamo anche i più romantici che recitano e canticchiano versi e melodie di famosi poeti e musicisti.

Qui hanno soggiornato il poeta Percy B. Shelley, Lord Byron, poi Puccini, Manzoni, D’Annunzio, ma anche Pirandello e Marta Abba, la sua musa ispiratrice. Mentre proviamo a recitare assieme a loro scorgiamo le statue che animano gli scogli inerti e fanno compagnia ai più solitari. Raggiungiamo l’estremità del muraglione dove restiamo in religioso silenzio ad ammirare la bellezza che ci circonda. Il panorama fatto di mare, le sagome delle isole e le Alpi Apuane che incorniciano la famosa “Perla del Tirreno”: Viareggio. Città tra le regine del Carnevale d’Italia.

Viareggio, le parole dei suoi scrittori

Oltre il braccio di pietrame bigio del molo, c’era tutto lo scenario delle Alpi Apuane fino alla foce del fiume Magra e alle insenature del golfo della Spezia s’udivano come dei tuoni.” Ecco che le parole di Lorenzo Viani ci appaiono come appena pronunciate davanti al paesaggio viareggino. Ci par di passeggiare insieme a lui.

Poi, voltandoci indietro ci sorprendiamo scorgendo un enorme murales con scritto: “Viareggio in te son nato in te spero morire”. Non a caso Mario Tobino scrisse questa frase tratta da una sua poesia divenuta il saluto ai naviganti e poi dipinta nel porto da due ragazzi innamorati della città. Questa scritta racchiude in se l’essenza del viareggino, perché il legame che ha con la sua città è così forte da sperare che sia l’ultimo luogo che vedrà.

I 200 anni della Darsena Lucca

Proseguiamo il nostro viaggio seguendo le orme della gente di mare. Lungo il canale ci fanno compagnia opere pittoriche che rappresentano soggetti di pescatori e di marinai che mostrano una tipica realtà̀ sociale in cui le mani sono l’essenza della vita e del lavoro.

Raggiungiamo il porto e la sua darsena con la storica Via Coppino che pullula dei suoi migliori artigiani, gli stessi che hanno reso Viareggio capitale della nautica mondiale. Se oggi la darsena ha avuto questo florido sviluppo si deve ringraziare anche Maria Luisa di Borbone che oltre due secoli fa fece elevare Viareggio al rango di città, ma soprattutto sotto il suo governo fece costruire la Darsena Lucca rendendo la costruzione delle navi strutturata in modo da poter crescere. La darsena fu zona di cantiere ma anche fucina di grandi professionisti del mare, una darsena all’ombra della Torre Matilde, l’iconica e più antica costruzione che un tempo fu forte e poi prigione. La Darsena Lucca dette avvio allo sviluppo della cantieristica e della pesca (oggi fonti primarie delle attività locali). La storia di Viareggio segue le orme di uomini umili senza i quali Maria Luisa non avrebbe potuto realizzare le grandi opere. Uomini che hanno saputo con passione, duro lavoro e ingegno trasformare una terra paludosa e ostile in una città gioiello. Fra gli autori che ci vengono in mente per salutarvi troviamo Enrico Pea, che rende onore all’animo marinaresco con queste parole trascritte sul molo: “respira a pieni polmoni, da questo parapetto marino. Ogni fiatata è un foglio da mille che arricchisce la cassaforte dei tuoi polmoni”. Ma anche un verso di Mario Tobino: “Beato chi semplice vive” così come un viareggino ci insegna.

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Foto tratte dall’archivio di Katia Corfini residente del luogo.

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