A Seravezza una mostra Liberty e Art Decò

A Palazzo Mediceo di Seravezza prosegue la mostra “SOCIAL-e. Immagini della socialità in Italia fra Liberty e Art déco” a cura di Nadia Marchioni. Un lungo viaggio per immagini nelle diverse forme espressive del Novecento per evocare l'importanza di gesti, emozioni e visioni che la pandemia ci ha a lungo negato e che lentamente stiamo tornando a vivere e ad apprezzare. Ricercando fra i maggiori artisti italiani del secolo scorso raccolti nelle collezioni della Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, la mostra offre una visione di grande pregio estetico e a tratti di sorprendente spettacolarità su alcuni aspetti della nostra cultura e della nostra socialità: i viaggi, gli intrattenimenti, le esposizioni, lo sport, il vivere quotidiano, le feste e gli incontri in città.

Fino a domenica 29 agosto la mostra si può visitare dalle 17 alle 23, il sabato e la domenica anche al mattino dalle 10:30 alle 12:30 (biglietto intero 7 euro; ridotto 5 euro; biglietto famiglia, due adulti con ragazzi fino a 14 anni, 14 euro). Da martedì 31 agosto, invece, apertura dal martedì alla domenica ore 15-20; sabato e domenica mattina ore 10:30-12:30. Lunedì chiuso.

Grazie al grande successo di pubblico e di critica, la sua mostra fotografica allestita alla Casa dei Tre Oci a Venezia è stata prorogata fino al 5 settembre. Una soddisfazione enorme per Veronica Gaido, che con Dedalo, progetto nato dalla collaborazione con i cantieri nautici Sanlorenzo e curato da Enrico Mattei, è approdata in quella che viene considerata come un luogo culto della fotografia in Italia. Lo storico palazzo ospita dal 2012 le grandi mostre fotografiche internazionali, diventando progressivamente un centro in cui sviluppare e conoscere i linguaggi dell’arte contemporanea.

Veronica Gaido

La mostra racconta, attraverso l’occhio della fotografa, la sottile e delicata linea che collega i cantieri navali dell’azienda ligure a Venezia, città del mare, in perenne attesa e mutazione, proprio come le opere dell’artista. Il titolo, Dedalo, ci riconduce infatti a quel mitico labirinto che caratterizza i cantieri ma anche la città, una fra quelle che più attraggono l’immaginario della fotografa.

“Sono felicissima - racconta Veronica - perché la Casa dei Tre Oci per noi fotografi è una specie di Must. Sono partita a ragionare per il mio nuovo progetto per Sanlorenzo da Dedalo, mitico costruttore del labirinto di Creta , labirinto ma solo in senso figurato, movimento intrigato di strade e di passaggi ove sia facile perdere l’orientamento ma in senso astratto la capacità di costruire immagini cariche di significato legate alla vita delle cose, alla vita dei luoghi e alla vita degli umani. In ogni opera si riflette un punto di vista laterale. In questo caso ho usato il labirinto come matrice di pensiero: i luoghi del lavoro li ho guardati con angolazioni impossibili, ho scelto linee che mi riportavano all’interno della complessità della vita e le stesse mi hanno segnalato la via di uscita per arrivare ad esempio a fotografare questi grandi oggetti finiti. Ho usato le luci del Cantiere come il filo rosso di Arianna - aggiunge l’artista - prima per entrare nel labirinto e poi per comprendere le vie di uscita. Ogni barca in costruzione mi ricorda la Sapienza antica di Maestri, conoscenze quasi magiche, con un’idea di viaggio e di mistero ed eccoci di nuovo ai labirinti: una volta liberate in mare somiglieranno sempre di più ad esseri umani liberati dalla nascita all’interno del labirinto della vita”.

Un particolare della mostra nella Casa dei Tre Oci

Sergio Buttiglieri, style director di Sanlorenzo, commenta invece così questa collaborazione: “I percorsi tra i ponteggi, le sagome dei nostri stabilimenti, i pontili, le impalcature, le gru, tutto trasfigurato, anche grazie al sapiente uso dei droni, in questa onirica dimensione che sembra viaggiare su un inedito asse Z al posto dei canonici X e Y, ci raccontano al meglio la complessità del nostro cantiere. Una fotografia, quella di Veronica, che ben si rapporta con il nostro tempo densamente liquido, parafrasando il pensiero del filosofo e sociologo Zygmunt Bauman, celebre osservatore della postmodernità e delle sue fuggevoli mutazioni”.

 

BIO

Veronica Gaido nasce a Viareggio nel 1974 e muove i primi passi nel mondo fotografico ancora adolescente, trasferendosi prima a Milano, dove studia all’Istituto Italiano di Fotografia e poi nelle grandi metropoli per ampliare le sue esperienze frequentando numerosi workshop formativi. Nel 2001 collabora con La Biennale di Venezia di Harald Szeemann per il bunker poetico di Marco Nereo Rotelli. Nell’agosto del 2002 tiene la prima mostra personale Sabbie Mobili nello spazio di Massimo Rebecchi a Forte dei Marmi, curata da Maurizio Vanni. 

Oltre al lavoro professionistico di fotografo, la Gaido ha esplorato nuove prospettive utilizzando un drone per riprese aeree dedicandosi all’ideazione e alla produzione di un video per la Fondazione Henraux, presentato presso La Triennale Milano nel 2012.

Nello stesso anno la fotografa fa parte della giuria “Premio Fondazione Henraux”, presieduta da Philippe Daverio, creando il progetto Awareness of Matter. Nel 2013 realizza un tour tra India e Bangladesh che porta al progetto Atman curato da Enrico Mattei e Roberto Mutti. Espone a Pietrasanta, Milano, Londra e Parigi. Dal 2014 si dedica al progetto Mogador interamente realizzato nel porto di Essaouira in Marocco per Famiglia Reale del Marocco. Al termine delle lavorazioni, la Gaido espone nel 2017 il suo lavoro con Vito Tongiani a Rabat, Essaouira e Siviglia. Dal gennaio 2018, ogni ritaglio di tempo dall’attività professionistica è stato dedicato alla realizzazione della mostra Doppio Corpo inaugurata nel giugno 2019 a Roma presso il Complesso Monumentale San Salvatore in Lauro. 

Veronica Gaido è cittadina del mondo e vive tra New York, Milano e la Versilia. La sua Versilia, appunto, a cui è ancora legatissima anche perché qui vive ancora la sua famiglia. “Mi sento molto legata a questi luoghi e non solo per questo - confessa - ma perché sono affascinata dalle montagne, dai colori, dal mare, dai profumi che abbiamo nella nostra terra, che sono per me fonte continua di ispirazione”.

Inaugurata sabato 26 settembre al museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi una particolarissima mostra fotografica di Fabrizio Gatta dal titolo "Tra sogno e realtà", realizzata in favore dell'associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Nell’ambito dei progetti di sensibilizzazione verso questa malattia svolti durante l’anno, la sezione AISM di Lucca ha ideato un evento fotografico sui temi della femminilità e della realizzazione dei propri progetti di vita rispetto alle persone con sclerosi multipla, da intendersi come momento significativo del processo di attenzione sociale sulla presa di coscienza del fatto che questa patologia non annulla la vita di chi ne è affetto.

La sclerosi multipla, una malattia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale, è complessa ed imprevedibile. In Italia sono 122 mila le persone affette da questa patologia, che viene diagnosticata tra i 20 e 40 anni nella maggioranza dei casi (1 nuovo caso ogni 3 ore), le donne sono maggiormente colpite in rapporto 3 a 1 rispetto agli uomini.

Spesso viene associata a condizioni di gravità fisica, ad esempio motoria, con forti limitazioni della propria autonomia, anche se in realtà la maggior parte delle persone affette non sviluppa una disabilità grave tale da compromettere una buona qualità di vita. Essa può essere gestita ed è possibile conviverci. Oltre alle terapie ed ai supporti che aiutano nella gestione quotidiana, un’attenzione particolare va posta anche alla sfera emotiva ed al benessere psicologico.

La sclerosi multipla non rappresenta necessariamente un ostacolo per i progetti personali, la propria professione, la vita affettiva, la genitorialità, le proprie passioni, i viaggi, lo studio. Ed è quest’ultima tematica quella affrontata da Gatta.

Attraverso i suoi scatti, l’artista vuole scardinare i falsi miti che affiorano erroneamente nella mente delle persone che non conoscono a fondo questa patologia. Nelle sue foto possiamo trovare la realizzazione lavorativa di un fotografo che, nonostante la malattia, non ha rinunciato alla sua carriera, ma continua a svolgerla con naturalezza e passione. Allo stesso tempo le modelle, entrambe con lo stesso problema, non hanno rinunciato a mostrare la loro femminilità, che non potrà essere offuscata dalla loro condizione.

L’artista, con la sua sensibilità, ci porta in una dimensione parallela in cui il nostro occhio comincia a vedere diversamente e la nostra mente si apre ad una nuova prospettiva dove le false credenze cominciano a vacillare per poi cadere definitivamente, lasciando spazio ad una nuova visione. Ed è qui che il messaggio di Gatta prende vita: la sclerosi non può incatenare i nostri sogni.

Nella foto principale dell’evento sono presenti 3 opere di Clara Mallegni un’artista con lo spirito di una grande anima in continua ricerca, o per meglio dire “In perpetuo volo”. Le figure si stagliano verso il cielo, a ginocchia piegate come in uno slancio di felicità e rinascita, tematica che perfettamente si affianca al messaggio dell’esposizione fotografica stessa.

“Tra sogno e realtà” è patrocinata dalla Fondazione Carlo Rambaldi, sensibile come sempre ai problemi sociali, dal Comune di Viareggio e della Fondazione Carnevale di Viareggio.

Come raggiungere il museo: Uscita Autostrada Versilia, direzione Forte dei Marmi, proseguire diritto lungo la strada parallela al mare e ai monti fino all'ultima rotatoria poi, entrando in Forte dei Marmi, seguire i cartelli rettangolari marroni che indicano il museo. Sul viale a mare di Forte dei Marmi venendo da Viareggio: superato il pontile del Forte oltrepassare tre semafori, poi il cartello a destra indica il museo; da Massa: entrati in Forte dei Marmi dopo il primo semaforo la prima strada sulla sinistra è Via Civitali. Il civico è il 33.

 

Debutta sabato 19 settembre e rimarrà aperta per tutto il mese di ottobre nella Sala delle Grasce la mostra personale della scultrice argentina Silvina Spravkin dal titolo El Cuarto de las Maravillas (i gabinetti delle meraviglie).

Derivato dallo studio dell’umanista, era uno spazio privato dove ci si poteva ritirare e dedicarsi ai propri interessi culturali. In uso specialmente nel Cinquecento e negli anni delle Grandi Esplorazioni planetarie, i Gabinetti delle Meraviglie divennero contenitori di oggetti rari e reliquie esotiche. “El Cuarto de las Maravillas” della scultrice argentina Silvina Spravkin contiene modelli, opere e documenti personali: la mostra è un percorso che parte dall’incrocio del desiderio e del modello e si snoda in una architettura di opere e sguardi.

L’esposizione è visitabile a settembre da martedì a domenica dalle 17 alle 20 e dalle 21 alle 24; a ottobre dal martedì alla domenica dalle 17 alle 20 (lunedì chiuso e sabato e domenica anche dalle 10 alle 12.30).

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