THAYAHT, l’artista che scrutava i cieli della Versilia

di MIRKO SPINETTI

THAYAHT e la Versilia.

La prima tuta Made in Italy, un carro a vela che sfreccia sulla battigia, un macchinario per scovare gli ufo, una casa gialla sulla spiaggia di Tonfano. Non stiamo cercando di confondervi proponendo una lista nonsense su temi casuali, piuttosto vogliamo titillare la vostra curiosità preparandovi alla storia di questo numero.

Signori, signore e signor*, abbiamo il piacere di parlavi di un genio dimenticato del panorama artistico italiano del ‘900, Ernesto Michahelles, alias THAYAHT.

THAYAHT e suo rapporto con il Futurismo

Ernesto nasce a Firenze nel 1893, in una famiglia crogiuolo di identità, da madre anglo-americana e padre tedesco. Cresce in un ambiente ricco, artisticamente e non solo, e grazie anche al considerevole retaggio genetico che può vantare (il bisnonno era lo scultore statunitense Hiram Powers), debutta nel mondo dell’arte a 22 anni. Tommaso Marinetti lo arruola nel Futurismo insieme al fratello Ruggero Alfredo; da allora si faranno conoscere con i nomi di THAYAHT e RAM.

THAYAHT in tuta

Nel 1918 inizia a lavorare a Parigi nel campo dell’alta moda per la maison di Madeleine Vionnet e solo due anni dopo, insieme al fratello, inventa la TUTA, indumento moderno, versatile, pensato per essere realizzato in casa grazie ad un cartamodello, che verrà distribuito sul quotidiano «La Nazione». Sarà il boom in “tuta” Europa… e non solo, ma questa è un’altra storia. L’editing è tiranno e non abbiamo ancora citato la Versilia! Rimediamo subito.

THAYAHT e la Versilia

Fu a Viareggio nell’agosto del 1917, presso il Select Palace Hotel (ora Grand Hotel Principe di Piemonte), che THAYAHT fece l’amicizia di Djagilev e Massine, due famosi ballerini che gli faranno conoscere Madeleine Vionnet. Ed è sempre in Versilia, nella Marina di Pietrasanta di fine anni ‘30, che THAYAHT si rifugia nel suo buen retiro, la “casa gialla”.

La casa gialla al Tonfano

La dimora del Tonfano, ristrutturata secondo i concetti di funzionalismo e modernità, è già da anni studio e teatro della genesi delle opere dell’artista.

THAYAHT ama profondamente la Versilia, così ricca di dinamismo, che coglie nell’impeto delle onde e nello sferzare del vento. Ama la gente del posto, sincera e concreta.

La stessa gente che lo osserva un po’ stupita, ma anche divertita, mentre solca veloce la spiaggia sul suo “carro vela”, importando nel Bel Paese uno degli sport più comuni del nord Europa atlantico. THAYAHT ama i silenzi siderali della notte e il bagliore dei corpi celesti, così tanto da voler installare sul tetto della casa gialla i telescopi utili per descrivere e illustrare meteore, aurore boreali e altri strani fenomeni.

Il desiderio più grande resta comunque quello di poter conoscere ciò che è nascosto agli occhi ma nudo alla mente. Fin da giovanissimo si era avvicinato al mondo dell’esoterismo, entrando in contatto con personaggi emblematici, come il teosofo indiano Jiddu Krishnamurti, considerato da molti occultisti incarnazione del Buddha Maitreya.

Il primo ufologo che scrutava i cieli della Versilia

Questa è l’anima del genio, divisa tra ossessione per i prodigi della tecnica e attrazione verso le cangianti sfumature dell’anima. Madeleine Vionnet conosce bene questo lato dell’amico e gli invia una serie di articoli sugli avvistamenti di “dischi volanti” ed esseri umanoidi verificatisi in Francia negli anni ’50. Sarà la scintilla che porterà THAYAHT a diventare uno dei primi ufologi al mondo e a fondare in Italia, nel 1954, il Centro
Indipendente Raccolta Notizie Osservazioni Spaziali, che ha sede nella sua nuova abitazione a Fiumetto.

Qui è dove passa il tempo ad indagare l’ignoto, documentando gli avvistamenti dei testimoni oculari, elabora teorie sull’energia dei meridiani lungo i quali si muoverebbero gli UFO e progetta strumentazioni che rilevano variazioni nel campo magnetico per segnalare l’avvicinarsi dei dischi volanti.

Le ricerche si interrompono nel 1959, quando THAYAHT muore a Marina di Pietrasanta all’età di 66 anni, lasciando in eredità al mondo la propria creatività eclettica e una finestra aperta, affacciata sull’ipotesi di mondi inesplorati e verità celate.

E se siamo riusciti a far nascere in voi la curiosità, vi invitiamo a conoscere meglio opere e vita di un grande artista che ha calcato la terra della Versilia, ne ha respirato l’aria, sorseggiato le acque ma, soprattutto, ne ha scrutato i cieli.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Pietrasanta piange Girolamo Ciulla, scomparso l'8 dicembre scorso. Con lui, dopo Mitoraj e Botero, se ne va un altro indiscusso protagonista della primavera artistica e culturale esplosa negli anni Ottanta, che ha avuto la forza di proiettare l'immagine della Piccola Atene nel mondo.

Con Ciulla Pietrasanta perde un altro grande protagonista della vita culturale e artistica

Tutti artisti di primissimo piano, che qui hanno scelto di vivere lasciando inevitabilmente un'eredità enorme. Per l'architetto Tiziano Lera è un altro pezzo di cuore che se ne va.

Ho avuto il privilegio di averli come amici – ci racconta – e vederli andar via uno ad uno mi riempie di tristezza. Li porterò sempre con me”.

Ciulla, originario di Caltanissetta, arriva in Versilia nel 1988 all'età di 36 anni e, dopo aver esposto alla Versiliana, decide di stabilirsi a Pietrasanta. L'incontro con Lera avviene proprio in quell'anno.

Fu il grande amico Enrico Tesconi a presentarmelo, un giorno, al bar Michelangelo. Era un giovanissimo artista, ancora in divenire. Vedrai, mi disse Enrico, lui si farà. E aveva ragione”.

Un uomo con grande senso dell'amicizia

Ma come sempre Lera non giudica l'artista, preferisce ricordare l'uomo.

Era una persona splendida – prosegue l'architetto – che come me aveva il senso dell'amicizia. Con lui, come con altri artisti di fama che hanno vissuto a Pietrasanta, ho avuto un rapporto speciale. E quando accade che si riesce a costruire uno scambio senza interessi è davvero un gran dono. Un giorno lo invitai a casa mia, alla Fortezza a Montignoso, gli mostrai il giardino e gli raccontai la mia idea di costruire un teatro di verzura all'aperto. Mi disse: cosa posso fare per dare il mio contributo? Subito pensai ad un rospo perché una sera dopo una festa mi addormentai in giardino e quando mi svegliai c'era un rospo che mi osservava dritto negli occhi, quasi aspettasse delle risposte da me. Ciulla me ne ha realizzato uno di sette metri, che dialoga con la via Francigena. Ad osservarlo ho sentito la stessa emozione di quando ho visto la sfinge, la stessa ieraticità, lo stesso dilemma, un mistero...pura energia!”.

L'architetto Lera si porta dentro anche un altro toccante ricordo di Ciulla. Fu quando la moglie Laura, compagna di una vita e creatrice di gioielli, convinse con ostinata convinzione alcuni artisti di fama a creare per lei anelli d'arte, fusi a Pietrasanta.

Si era messa in testa questo progetto e alla fine ci è riuscita – ricorda Lera – ben sapendo che "in fondo all'anima e nelle mani di ogni artista vi sono potenzialità nascoste e desideri inappagati di ogni forma di poesia e bellezza". Questo scrisse Stefano Contini in un bellissimo articolo sulla rivista Arte. Fra loro c'era anche Girolamo Ciulla, che addirittura consegnò a Laura due bozzetti”.

L'acqua di Afrodite, l'ultimo regalo di Girolamo Ciulla a Pietrasanta

Girolamo Ciulla ha mantenuto un legame strettissimo con Pietrasanta e oggi riposa anche lui nello spazio riservato ai cittadini illustri insieme a Fernando Botero e Igor Mitoraj.

“L'acqua di Afrodite” scolpita da Ciulla sul bozzetto realizzato da Lera nel 1994, è oggi posizionata ai piedi delle mura storiche nell’angolo tra Piazza Statuto e via del Teatro. Rappresenta Afrodite, dea dell'amore e della bellezza, che emerge dalle acque a richiamare quella vivacità creativa che sgorga dalle mani e dall'intelletto dei pietrasantini, abili scultori e artigiani, scienziati come Padre Eugenio Barsanti o grandi poeti come Giosuè Carducci.

Questo permette a Tiziano Lera di fare un'ultima riflessione di più ampio respiro.

A Pietrasanta, ma non solo, nella mutazione naturale del territorio è necessario restare in armonia paesaggistica. Le sculture devono stare nella natura, in mezzo alle piazze e ai bordi delle strade, accessibili a tutti perché la bellezza è un patrimonio universale. Dobbiamo tutti fare uno sforzo per ritrovare un equilibrio che ci permetta di trasmettere questo valore anche alle nuove generazioni. Di conseguenza bisogna ascoltarsi, recuperando per l'arte e la cultura spazi importanti e unici come la Rocca, la Marina con le sue piazze e il pontile con l'idea unica di sculture in mare, come la sirenetta di Andersen, così come la Versiliana sul fiumetto”.

Lodovico Poschi Meuron 

RIPRODUZIONE RISERVATA

Parte da un aneddoto l’avventura di Silvana e Paolo, i coniugi versiliesi fondatori di una delle più importanti catene di negozi drugstore specializzata nella vendita di articoli per la pulizia della casa, l’igiene personale, il make-up, la profumeria e il beauty.

Il 16 febbraio del 1978 nasceva la Casa del Detersivo, in via Cesare Battisti a Viareggio. Quel giorno partì l'avventura di Silvana Bonugli e Pietro Paolo Tognetti. Al mercato di Viareggio all'epoca ricchezza e abbondanza camminavano veramente per strada.

TUTTO PARTÌ DA UN ANEDDOTO
"Il giorno dell'attesa inaugurazione fu una delusione, l'incasso ammontava a solamente 30 mila lire" ci racconta Silvana. Dopo tanta fatica le aspettative erano alte. "Quella sera, Goffredo Cortopassi, il macellaio, ci portò gli avanzi dello storico Baretto per farci cenare perché eravamo veramente distrutti e demoralizzati". "Il giorno successivo Goffredo mi disse "Silvana, vieni a leggere la locandina del giornale, parlano di voi". In effetti recitava "Giovane commerciante versiliese apre la saponeria e fa pagare la shopper 5 lire".
"Da quel giorno fu un successo" ricorda sorridendo Silvana. "Nel 1978 potete immaginare cosa volesse dire far pagare un sacchetto. Ancora oggi la gente si stupisce di questa cosa".
Fu la rivoluzione. Quel giorno tutti volevano vedere la ragazza che "faceva pagare il sacchetto". "Quella sera avevamo incassato quasi due milioni di lire. E lì nacque la nostra storia. A noi sembrava una cosa normale far pagare la shopper anche se in molti gridarono allo scandalo! Ma noi andammo avanti per la nostra strada perchè non potevamo permetterci di regalare i sacchetti".

DALLA CASA DEL DETERSIVO A PIÙME
La Casa del Detersivo si trasformò ne La Saponeria nel 1980, poi Silvana e Paolo cominciano con l’acquisire fondi commerciali che, uno dopo l’altro, diventano i negozi IperSoap. Oggi quella “storica” insegna è diventata PiùMe che, anche grazie ad un progetto condiviso con dei nuovi soci, è diffusa sul territorio nazionale. In tutto il centro-nord, da Roma a Bolzano. A Napoli, in Calabria e a San Marino per un totale di oltre 300 punti vendita, a cui si sommano le 15 Profumerie Bacci. La formula “magica” di PiùMe che poi è anche il claim della nuova realtà commerciale è: “Coccole per Te e per la Tua casa”, una garanzia che unisce il meglio per la pulizia della casa al meglio per la cura della persona. I nuovi negozi PiùMe sono stati “rivoluzionati” nella loro concezione di vendita e nel layout di realizzazione. Moderni e più funzionali gli arredi, locali più luminosi, una nuova modalità di esposizione della merce che agevola l’acquisto con una profondità assortimentale tra le migliori del settore.
"Si entra da noi perché c'è la convenienza e perché il negozio è bello e invitante. Ma non solo, da PiùMe si ritorna perché è molto apprezzata l’alta professionalità del nostro personale addetto alle vendite e i sorrisi accoglienti delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi” dice soddisfatta Silvana.
I punti vendita PiùMe che nulla hanno da invidiare all’organizzazione della grande distribuzione sono concepiti e si sono sviluppati come negozi di vicinato. Sono infatti presenti in maniera diffusa sia nella grandi città che nei piccoli centri.
"La nostra formula, che si è dimostrata vincente, proseguirà sulla strada dell’innovazione perché non abbiamo nessuna intenzione di fermarci ed anche perché nell'azienda sono presenti i nostri figli Saverio e Francesco e poi arriveranno i nipoti".

IL PRESENTE
Dice ancora Silvana: “PiùMe guarda al futuro e anche se è forte la concorrenza, non ultima quella dell’e-commerce, la nostra scelta di restare vicino alle persone nei territori è un valore aggiunto all’insegna dell’empatia, del calore umano di quegli scambi di sorrisi che nessun negozio online e nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire. Noi siamo sotto l'uscio di casa. Da PiùMe si può scambiare una parola, fare la spesa scegliendo tra mille offerte e promozioni con le nostre ragazze sempre pronte ad aiutare e a dare il consiglio giusto. Il tempo è sempre meno e a volte penso: si diventa vecchi senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Perché rinunciare a queste piccole grandi soddisfazioni?”

 

 

 

In Versilia un evento interamente dedicato ai più piccoli e alle loro famiglie

Saranno i bambini da 1 a 12 anni i protagonisti assoluti della prima edizione di Versilia Kids, in programma a Villa Bertelli di Forte dei Marmi nella giornata di domenica 14 aprile 2024 e organizzato da IB Communication, agenzia versiliese specializzata nell'organizzazione di eventi e public relations.

Una giornata in cui nessuno rischierà di annoiarsi: i genitori troveranno una gamma completa di servizi per famiglie e soluzioni utili per i propri figli a partire dalla formazione fino allo sport, agli eventi, ma potranno anche apprendere da professionisti tante informazioni utili per il benessere e la salute dei propri piccoli.

Versilia Kids è pronta a dare spazio anche al divertimento con tantissime attrazioni e sorprese con laboratori e spettacoli nel Giardino d'Inverno della Villa. Non mancheranno poi le letture ad alta voce e spazio a laboratori di arte, musica e teatro.Insomma ce sarà davvero per tutti i gusti: compresi i talk show con la partecipazione di esperti di nutrizione, spettacoli di intrattenimento per i più piccoli e spazio anche alla beneficenza con la possibilità di devolvere oggettistica, abbigliamento e contributi ad associazioni di volontariato del territorio. Importante anche l'intervento di professionisti con incontri formativi sulla prevenzione degli incidenti in età pediatrica.

La manifestazione (a ingresso libero dalle 10 alle 18.30) si terrà domenica 14 aprile (in caso di maltempo sarà posticipata a domenica 21 aprile) nel parco e nel Giardino d'Inverno di Villa Bertelli a Forte dei Marmi. Per informazioni scrivere alla mail versiliakids@gmail.com

Marlene Dietrich e l'indimenticabile recital alla Bussola di Bernardini
di Gioele Poli
Il mito della Versilia non esisterebbe se non grazie alle donne.
Questo lembo di terra, resistendo alla prova del tempo e preservando la notorietà di un luogo di successo, deve di certo ringraziare le tante figure femminili che nel corso degli anni hanno incantato, scandalizzato e ravvivato il pubblico.
Per citare Aldo Valleroni, memoria storica e profondo conoscitore della mondanità di questo luogo: “Senza le primedonne la Versilia sarebbe stata una qualunque località balneare, destinata a vivere una storia senza acuti”.
VERSILIA TERRA DI PRIMEDONNE
Sono state tante in Versilia le primedonne, un termine che non deve essere frainteso, ormai desueto, con il quale si indica coloro che hanno avuto un ruolo di primo piano all’interno della società.

Dietrich, Marlene 1960 - Originalaufnahme im Archiv von ullstein bild

E come dicevamo "La Versilia by Night" è stata e continua ad essere per queste una passerella prestigiosa, un luogo che concentra dive, cantanti, influencer, in quella che si potrebbe definire un'osmosi perfetta.
Così è stato anche per Maria Magdalena Von Losch, meglio conosciuta come l’immensa Marlene Dietrich, una delle più note icone del mondo cinematografico durante la prima metà del novecento.
Eterna rivale dell’altra e divina Greta Garbo, Marlene fu una donna straordinaria e innovatrice in ogni senso.
Molti uomini furono ammaliati dal suo fascino, fra questi il leone Ernest Hemingway e lo sfortunato Erich Maria Remarque, il cui amore non fu mai ricambiato.
Vi sfido a non rimanerne incantati ascoltando la sua voce durante una delle sue esibizioni di "My Blue Heaven" su YouTube.
IL RECITAL ALLA BUSSOLA
Nel 1972 la Versilia ebbe l’occasione della vita con il recital di Marlene, che si sarebbe tenuto durante le giornate pasquali alla Bussola.
In quei giorni Marlene era sulla bocca di tutti.

Ad alimentare ancora di più l’aspettativa di quella serata, le prove, da lei fortemente volute senza la presenza di nessuno, nemmeno di Sergio Bernardini, il proprietario del locale.

25 Jan 1933 --- Image by © Bettmann/CORBIS

"Il lavoro è una cosa seria. Le prove lo sono più dello spettacolo e io lavoro solamente quando mi pagano. Perché qualcuno dovrebbe assistere gratis alle prove?"
Parole che dicono tanto del carisma di questa donna.
GLI ANEDDOTI
Degne di nota sono le testimonianze di coloro seguirono il suo passaggio in Versilia. Un aneddoto riguarda una interessante richiesta: un secchiello da champagne pieno di ghiaccio, in modo da poter sbrigare i propri bisogni fisiologici eliminando il cattivo odore.
Aldo Valleroni, nel suo libro "Versilia Anni Ruggenti", descrive in modo indimenticabile quella sera alla Bussola in quello che è un quadro memorabile:
Al vederla apparire dopo l’ouverture dell’orchestra, il pubblico rimase affascinato. Era Lei, Marlene, in cappa di visone bianco e il tradizionale abito di tulle color carne e lastex con 200 gocce di perle […] Marlene faceva più che cantare: recitava, piangeva, mimava, ritrovava le tante voci e i tanti volti dei suoi personaggi.”
Quella sera, il mito passò in Versilia lasciando un segno indelebile; lei stessa dirà “Questa serata sarà uno dei miei ricordi più belli”.
LA FINE DI UN'ERA
Quello fu per il nostro territorio un momento indimenticabile.
Fu l’ultima grande Diva in Versilia, e segnò l’inizio di una vita turistica e mondana completamente diversa, più simile a quella di oggi.
Ecco che ripensando a queste stelle così luminose, è strano sentir parlare oggi di parità di genere.
Purtroppo troppe donne si trovano costrette a rinunciare ai propri sogni o a un futuro migliore a causa della discriminazione sociale.
In Italia, questo è un argomento che merita attenzione e azione urgente.
Nel 2023 l'Italia risulta ultima in Europa per uguaglianza di genere sul lavoro.
Questa realtà dovrebbe suscitare una profonda riflessione.
La storia di Marlene e tutte le donne che hanno contribuito al mito della Versilia può ispirare e sensibilizzare riguardo al loro valore straordinario. Le donne di oggi devono sentirsi libere di sognare e di esprimere la propria unicità.
È incoraggiante notare che la Versilia, in un certo senso, abbia svolto un ruolo pionieristico in questa direzione, impegnandosi per garantire alle donne il rispetto e il successo che meritano.
Speriamo che presto si possa smettere di  discutere ancora di disuguaglianza. Al momento, possiamo solo esprimere il desiderio, come farebbe la vecchia Marlene:
Oh when will they ever learn?”
RIPRODUZIONE RISERVATA 
 
Foto 
Mondadori Portfolio / Bridgeman Images Photographer Rino Petrosino

Viaggio alla scoperta della città tanto amata da Mario Tobino diventata capitale della nautica

Di Katia Corfini

 

La Via Regia e il borgo divenuto porto

Arriviamo a Viareggio sulle orme dell’antica Via Regia che ne ispirò il nome e proseguiamo fino al mare e alla spiaggia che fu tra le prime ad essere attrezzata dai balneari. Là ad attenderci un gruppetto di gabbiani. Seguendo il loro volo saliamo sul grande muraglione del porto. Qui, tra spruzzi di salsedine e una vista mozzafiato del litorale incontriamo pescatori, anime solitarie, innamorati, amici che sorridono, famiglie che giocano. Sovente è il saluto e il sorriso a farsi portavoce dell’ospitalità viareggina. Poi, quando soffia forte il libeccio, si incontrano anche i più audaci che sfidando le onde ci ricordano le imprese dei loro avi, come gli uomini dell’Artiglio, i primi costruttori navali, i grandi comandanti e le loro avventure. Grazie a loro possiamo comprendere la forza di questa comunità e il forte legame che ha per la propria terra e capire perché Viareggio vanta una così grande fama nell’industria nautica mondiale. Restiamo affascinati ad ascoltare i racconti dei maestri d’ascia e dei calafati che ci parlano del galeone nel porto, dei vari delle grandi navi, ci spiegano cos’è un barcobestia e come cucinare una buona trabaccolara. Poi incontriamo anche i più romantici che recitano e canticchiano versi e melodie di famosi poeti e musicisti.

Qui hanno soggiornato il poeta Percy B. Shelley, Lord Byron, poi Puccini, Manzoni, D’Annunzio, ma anche Pirandello e Marta Abba, la sua musa ispiratrice. Mentre proviamo a recitare assieme a loro scorgiamo le statue che animano gli scogli inerti e fanno compagnia ai più solitari. Raggiungiamo l’estremità del muraglione dove restiamo in religioso silenzio ad ammirare la bellezza che ci circonda. Il panorama fatto di mare, le sagome delle isole e le Alpi Apuane che incorniciano la famosa “Perla del Tirreno”: Viareggio. Città tra le regine del Carnevale d’Italia.

Viareggio, le parole dei suoi scrittori

Oltre il braccio di pietrame bigio del molo, c’era tutto lo scenario delle Alpi Apuane fino alla foce del fiume Magra e alle insenature del golfo della Spezia s’udivano come dei tuoni.” Ecco che le parole di Lorenzo Viani ci appaiono come appena pronunciate davanti al paesaggio viareggino. Ci par di passeggiare insieme a lui.

Poi, voltandoci indietro ci sorprendiamo scorgendo un enorme murales con scritto: “Viareggio in te son nato in te spero morire”. Non a caso Mario Tobino scrisse questa frase tratta da una sua poesia divenuta il saluto ai naviganti e poi dipinta nel porto da due ragazzi innamorati della città. Questa scritta racchiude in se l’essenza del viareggino, perché il legame che ha con la sua città è così forte da sperare che sia l’ultimo luogo che vedrà.

I 200 anni della Darsena Lucca

Proseguiamo il nostro viaggio seguendo le orme della gente di mare. Lungo il canale ci fanno compagnia opere pittoriche che rappresentano soggetti di pescatori e di marinai che mostrano una tipica realtà̀ sociale in cui le mani sono l’essenza della vita e del lavoro.

Raggiungiamo il porto e la sua darsena con la storica Via Coppino che pullula dei suoi migliori artigiani, gli stessi che hanno reso Viareggio capitale della nautica mondiale. Se oggi la darsena ha avuto questo florido sviluppo si deve ringraziare anche Maria Luisa di Borbone che oltre due secoli fa fece elevare Viareggio al rango di città, ma soprattutto sotto il suo governo fece costruire la Darsena Lucca rendendo la costruzione delle navi strutturata in modo da poter crescere. La darsena fu zona di cantiere ma anche fucina di grandi professionisti del mare, una darsena all’ombra della Torre Matilde, l’iconica e più antica costruzione che un tempo fu forte e poi prigione. La Darsena Lucca dette avvio allo sviluppo della cantieristica e della pesca (oggi fonti primarie delle attività locali). La storia di Viareggio segue le orme di uomini umili senza i quali Maria Luisa non avrebbe potuto realizzare le grandi opere. Uomini che hanno saputo con passione, duro lavoro e ingegno trasformare una terra paludosa e ostile in una città gioiello. Fra gli autori che ci vengono in mente per salutarvi troviamo Enrico Pea, che rende onore all’animo marinaresco con queste parole trascritte sul molo: “respira a pieni polmoni, da questo parapetto marino. Ogni fiatata è un foglio da mille che arricchisce la cassaforte dei tuoi polmoni”. Ma anche un verso di Mario Tobino: “Beato chi semplice vive” così come un viareggino ci insegna.

Riproduzione riservata

Foto tratte dall’archivio di Katia Corfini residente del luogo.

Ecco come essere grandi, ma allo stesso tempo mantenere una forte umanità

Di Lodovico Poschi Meuron 

Tiziano Lera, l'architetto degli architetti, assoluta icona dello stile fortemarmino, apre volentieri il suo scrigno dei ricordi a The Versilia Lifestyle.
Lui di artisti ne ha conosciuti tanti e per molti è stato anche un grande amico: Jean Michel Folon, Igor Mjtorai e Fernando Botero, scomparso il 15 settembre scorso.

In molti mi hanno chiesto di commemorare Botero – attacca -, ma a caldo ho preferito evitare e tenermi dentro il dolore per questa grande perdita. Oggi mi date l'opportunità di ricordare la nostra trentennale amicizia e lo faccio con piacere”.

I due amici fuori dalla casa di Botero

ll tempo passa, ma i ricordi restano. Quello con il grande artista colombiano e la moglie Sophie - “donna di impareggiabile fascino e simpatia”, ricorda Lera – è un rapporto professionale che negli anni si è trasformato in un legame quasi viscerale.
Venivano spesso a cena da me e non erano mai serate banali. Ricordo ancora la festa per i suoi 80 anni, che lui stesso volle fare a casa mia alla “Fortezza” di Montignoso: c'erano personaggi di spicco dell'arte e della cultura, come Stefano Contini, ma anche delle ballerine brasiliane con le quali amava “bailare”. Zucchero gli dedicò alcune sue canzoni in un evento difficile da dimenticare”.
 

Ritratto Lera realizzato da Botero

Come è iniziato il vostro rapporto?

 

“Appena Botero arrivò in Italia si mise alla ricerca di un architetto. Stavo lavorando a Valdicastello alla casa di Giovanni Tesconi, mio compagno di scuola e ultimo esponente della famiglia che fondò le omonime Fonderie. E lui mi disse: è venuto da me un celebre artista che cerca un grande architetto, chiamalo. Così feci. Ci siamo piaciuti subito. Mi ha chiesto di fargli casa, proprio sotto la rocca di Pietrasanta. Mica facile, lui e Sophie erano artisti e dopo che ebbi finito di dipingere l'interno mi chiamò e mi disse: la zona notte è scura. Lui e Sophie si chiusero in casa e in due giorni e due notti ridipinsero tutto...vere pareti d'artista.

Sophia Vari a Pietrasanta

 
Ma vuole sapere un paio di aneddoti?”
 
Certo, siamo qui apposta...
Qualche tempo prima stavo facendo casa al grande scultore Gigi Guadagnucci, sulle colline di Massa. Un giorno mi disse: quando vieni a trovarmi a Parigi? Così andai nel suo laboratorio a Montparnasse dove lavoravano tanti artisti. Entrai nello studio di un'artista greca, una certa Sophie. Una figura incredibilmente magnetica, che qualche anno dopo ho ritrovato al fianco di Botero. 
Il secondo aneddoto dimostra la grande fiducia che mi ha sempre dimostrato. In una villa vicino a Bocelli avevo realizzato un caveau di acciaio per riporre oggetti importanti. Quando Fernando lo vide mi chiese se potevo prestargli uno spazio: il giorno dopo fece arrivare un camioncino pieno di quadri che sono rimasti in quel caveau per dieci anni. Delle volte gli dicevo per scherzo: mi hanno rubato tutto!”.
 
Visto che siamo in tema di amarcord, ci racconta un altro ricordo che le sta a cuore?
Non ho dubbi. Era il 2008 e si inaugurava il pontile di Tonfano, opera alla quale ovviamente sono particolarmente legato. Prima della cerimonia chiesi al sindaco Mallegni: ma Botero l'hai invitato vero? E lui: no, ero convinto che ci pensassi tu. Presi il telefono e lo chiamai, lui stava andando all'aeroporto per prendere un volo per Parigi. Gli dissi: Fernando non ho parole, io e il sindaco non ci siamo capiti, certo senza di te non è la stessa cosa. Dopo un po' lo vidi arrivare: aveva perso l'aereo pur di non mancare all'inaugurazione”.
 
Una bella dimostrazione di stima e affetto no?
Lui era fatto così, era un uomo di cuore e sapeva come dimostrarlo. Era molto generoso: quando la rivista AD gli propose un servizio sulla casa che ho progettato, lui volle me al suo fianco.
Vedrai, mi disse, sarà utile per la tua professione e ti verranno a cercare come è successo con me. Aveva ragione, così è stato. Mi invitò a New York quando lavorava con Pier Levine della Marlboro, ricordo che mi venne a prendere con una Rolls-Royce degli anni '50, mi fece accomodare nel salotto rotondo posteriore e con la sua famiglia brindammo a champagne. Mi fece conoscere tutto il giro degli artisti e della cultura newyorkese e subito mi resi conto che se sei amico di Botero sei automaticamente un grande. In quei salotti c'era gente di ogni tipo, ognuno raccontava quello che faceva. Una sera arriva uno e dice: io ho mille Limousine! Tutti sgranammo gli occhi, allora lui aggiunse: ma mica automobili, sto parlando di vacche...”.Fernando era un uomo straordinario: mi ha lasciato una importante lezione: si può essere grandi, ma allo stesso tempo mantenere una forte umanità. Nella mia vita ho fatto incontri orribili, ma ho anche avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie: Fernando è uno di queste perché nonostante la fama planetaria con me è rimasto sempre lo stesso”.

 

di Francesca Navari

Love story che scottano sotto il sole cocente. In Versilia si sono consumati amori spesso contrastati o decisamente piccanti per il tempo. Sono le trame più maliziose che ieri come oggi hanno maggiormente incuriosito paparazzi e persone, riempito le riviste di gossip e ingrassato l'immagine godereccia di una spiaggia che attira anche morbosi scandali da copertina.

UN AMORE SCANDALOSO

Gino Paoli e Stefania Sandrelli, l'amore peccaminoso

Fece tanto sussurrare l'incontro, nel giorno del suo quindicesimo compleanno, il 5 giugno 1961, della giovanissima viareggina Stefania Sandrelli con il già affermato cantante Gino Paoli.

Quella sera lui si esibiva alla Bussola di Focette e lei, con quell'abitino a frange, lo conquistò in un attimo, nonostante i trent'anni di differenza. Erano i tempi in cui anche Mina si fece notare in Versilia a scorrazzare con l'attore playboy Corrado Pani, già sposato: tanto che poco dopo quella vacanza la Tigre di Cremona (che da Pani ebbe un figlio) fu addirittura processata per concubinaggio e bandita dalla Rai per un anno.

Fotografi impazziti anche quando fu avvistata Maria Beatrice di Savoia, detta Titti la peste, la ribelle della dinastia blasonata, con il fascinoso attore Maurizio Arena.

IL TENTATO STUPRO DI SANDRA MILO

Un amore violato quello che invece porta nel cuore ancora Sandra Milo, che solo in anni recenti ha raccontato la ferita più dolorosa, quella del tentato stupro.

    Una giovanissima Sandra Milo

Che passò attraverso quello sguardo truce del soldato americano che, quando aveva 13 anni, cercò di violentarla nella pineta di Ponente a Viareggio. Colei che poi è diventata la musa di Federico Fellini ha ricordato con lucidità quel giorno terribile. La guerra era finita da poco e la giovane Sandra Milo era in Versilia con la famiglia, sfollata dalla campagna pisana. Con un'amica andò a trovare un'altra ragazza ma poi si fece tardi e, per non far arrabbiare i genitori, passarono per la Pineta e incontrarono due soldati americani di colore. “Ci presero per le braccia ma io riuscii a svincolarmi - ha raccontato l'attrice - perdendo un braccialetto d'oro e scappando a casa. La mia amica rimase nelle loro grinfie e la sentii urlare. Da quel giorno non ha più voluto vedermi”.

LA PORNOSTAR CHE HA FATTO TREMARE LA VERSILIA 

E proprio da un gesto 'ardito' sulla spiaggia della Versilia è nata la carriera hot della pornostar fucecchiese Manuela Falorni, conosciuta come la Venere Bianca.

La Venere Bianca

E' lei a raccontare nell'autobiografia quando, da bambina, in un bagno a Lido di Camaiore si scostò il costume per mostrare le parti intime ad un coetaneo. Ne sarebbe però dovuto passare ancora molto di tempo per incoronarla come regina dell'hardcore, gettonatissima nei primi anni Novanta per le sue esibizioni su Rete Mia e il famoso Top Club, la grande associazione di scambisti molto in voga in quegli anni. La Venere Bianca (una delle poche pornostar italiane a partecipare al Festival Internazionale del Cinema Erotico di Barcellona) ha scelto di vivere a Viareggio, luogo in cui si sono dipanate anche le sue complesse vicende personali, a cominciare dal tormentato matrimonio con il pugile Nino La Rocca con cui ha intrapreso una lunga battaglia legale. Poi la svolta: la passione per il body building, il matrimonio con Franco Ciani, compositore ed ex marito di Anna Oxa, con cui alcuni anni fa ha rilevato un'edicola in centro città, vicino alla Torre Matilde.

Un vero 'scandalo al sole', senza coinvolgimenti di cuore ma solo per un topless davvero inatteso, è quello che nell'estate 2014 ha visto protagonista l'allora Ministro dell'Istruzione del Governo Renzi, Stefania Giannini, immortalata sul lettino di uno stabilimento balneare a seno nudo: uno scatto che ha fatto il giro di quotidiani, settimanali e web. La prima volta infatti, che un ministro si è presentato in spiaggia senza reggiseno nella storia della Repubblica Italiana. Roba da far accapponare la pelle al popolo dello Stivale.

RUBY ESCORT NEGLI HOTEL DEL FORTE

Sempre in tema di avventure politiche scollacciate, nel 2017 è arrivata a trascorrere le vacanze a Forte dei Marmi nientemeno che Karima El Mahroug, meglio conosciuta come Ruby Rubacuori, finita al centro delle vicende giudiziarie dei festini 'bunga bunga' che nel 2010 hanno trascinato in un tritacarne mediatico il Cavalier Silvio Berlusconi. La ventiquattrenne marocchina è stata paparazzata a Forte dei Marmi con un sexy bikini color oro e un fisico mozzafiato, in compagnia di un'amica e della figlioletta. Tra l’altro, durante le indagini sui presunti festini ad Arcore, una testimone dichiarò che Ruby, allora minorenne, avrebbe fatto marchette di lusso anche negli alberghi di Forte, elencando i nomi di tutti gli hotel che praticava come escort. E facendo allora tremare molte delle strutture stellate della costa passate al setaccio dagli uomini del commissariato di polizia.

Ormai - visti i tempi di emancipazione - non ha destato troppo stupore il bacio gay tra il noto stylist della tv, Giovanni Ciacci, e il compagno Damiano Allotta (tra l'altro ex dello stilista Stefano Gabbana), a bordo piscina. Un'effusione da rotocalco che lancia la Versilia ancora una volta come terra di costumi vacanzieri moderni e affatto bigotti. Eppure solo dieci anni fa un bagnino allontanò due uomini che si baciavano sulla spiaggia della Lecciona, tra Viareggio e Torre del Lago: una scelta che scatenò la bagarre politica (col sindaco che invocò le scuse del gestore della cooperativa, cui seguì l'allontanamento del bagnino), e risultò un boomerang per l’immagine dell’accoglienza ‘friendly’. Il clamore mediatico infiammò la comunità gay che promosse anche un maxi bacio omosex-lesbo collettivo.

Giovanni Paoli oggi è un uomo adulto e di professione fa larredatore. Negli anni Settanta era un giovane studente, che trascorreva le serate estive fra il Bar Cervetti, La Bussola e, appunto, Bussoladomani. Non sapeva di essere in mezzo alla storia: scattava foto ai big della musica che si avvicendavano sotto quel tendone. In oltre dieci anni ha messo insieme uno straordinario archivio fotografico, in parte esposto nel corso di una mostra lo scorso anno a Lido di Camaiore. Gli abbiamo chiesto una testimonianza.

Fabrizio De Andrè

Ero poco più che ventenne quando si alzò al cielo la prima tenda di Bussoladomani, nuova sfida del grande Sergio Bernardini. Mi ritrovai con una, poi due macchine fotografiche al collo, sembravo un fotoreporter di quelli veri! Le foto, in cambio, venivano utilizzate dallufficio stampa per il giornalino promozionale e per i quotidiani. Da me, con la pellicola b/n a metraggio, realizzavo i rullini, scattavo le foto, le sviluppavo e stampavo le immagini più adatte nel torpore della classica luce rossa.

Ricordo bene Renato Zero: una volta ci fu una serata con Cocciante (dico: Zero e Cocciante nella stessa sera). Ebbene, Riccardo fece una seconda parte da urlo, col pubblico che in maggioranza era di Renato. Fu allora che Renatino capì che era meglio inventarsi qualcosa, e salì sul palco a cantare alcuni pezzi seduto al piano con Coccianteuno spettacolo!

Sergio Bernardini e Fred Bongusto

Mina invece era molto riservata, quando era in Versilia trascorreva pomeriggi a fare le prove per mettere tutto a punto. Incuteva grande rispetto. La ricordo nei camerini, in attesa di salire sul palco: aveva un piatto di tramezzini e una bottiglia di whisky, mangiava e sorseggiava. Pensavo: adesso come fa a cantare? Invece poi tutte le sere la performance era perfetta.

Nella categoria matti da legarericordo lo spettacolo di Grace Jones, con coreografie attualissime anche oggi. Una sera entrò in platea, si avvicinò ad un traliccio di sostegno del teatrotenda e cominciò a salire, vestita da leopardo, per una decina di metri, sempre col microfono in mano: fu il delirio collettivo!

Barry White, grandissima voce del momento. Ma non era molto chiaro cosa avrebbe potuto fare in termini di pubblico. La serata fu un successo clamoroso, allora la mattina dopo fummo tutti sguinzagliati per la Versilia, con megafoni e auto scoperte, per pubblicizzare il famoso bis.

Ginger Rogers alla Bussola

Bernardini era un “animale” estremamente sensibile che sapeva fiutare laria come pochi. A mio avviso però non era un attentissimo conoscitore del mondo dello spettacolo, ma da vero impresario sopperiva a questa carenza contornandosi di figure esperte e da manager di livello internazionale.

Testo e foto di Giovanni Paoli

RIPRODUZIONE RISERVATA

Nella frazione di Strettoia, nel cuore della Versilia storica, si trova l'agriturismo L'Altra Donna: vini ancestrali, prodotti a Km 0 e vista mozzafiato, dalle Cinque Terre fino all'isola d'Elba e anche fino alla Corsica.

Che desiderare di più? Per i padroni di casa, Marco Bazzichi e Katiuscia Sacchelli, il 2023 è un anno speciale.

E' il decimo anniversario del nostro meraviglioso microcosmo – racconta Marco –, abbiamo avviato l'attività agrituristica nel 2013 e l’anno dopo siamo diventati un vero e proprio agriturismo due spighe con prodotti a Km 0. Da luglio abbiamo anche la possibilità di accogliere gli ospiti in una deliziosa suite vista mare in grado di regalare risvegli indimenticabili”.

Questa azienda agricola ha unito i destini di due famiglie che negli anni ’60 abbandonarono la viticoltura per dedicarsi ad altre attività.

L'Altra Donna: quando la storia si tramanda

Finché la vita non ha deciso di cambiare le carte in tavola – ricorda ancora Bazzichi -, dandoci la spinta a tornare ad essere quello che eravamo un tempo. Qui c’è un sapere antico e se sarai fortunato avrai un nonno che lo tramanderà a te. Io lo sono stato perché senza il mio bisnonno Lorenzo la storia della nostra famiglia sarebbe stata diversa e forse l’Altra Donna non esisterebbe”.

Da alcuni anni Bazzichi gestisce alcuni vigneti anche nella zona di Candia, rinomata per la grande caratteristica del suo amabile assemblaggio di Vermentino, Albarola e Malvasia. Ma non solo gli unici vitigni utilizzati perché ci sono anche Trebbiano, Merlot e Masseretta.

Gabriele, Katiuscia, Gianmarco, Sofia e Marco

Le lavorazioni in vigna – continua – vengono svolte rigorosamente a mano fino alla vendemmia e le concimazioni rispettano la tradizione del posto.

Da qualche anno abbiamo introdotto i concimi naturali con uso di micorrize e nessun uso di diserbanti. Tutti i trattamenti avvengono con prodotti biologici, con una modesta quantità di zolfo e rame, e con l’uso di citotropici solo quando sta per nascere il problema”.

Dal 2017 l'azienda ha raggiunto una produzione di circa 15.000 bottiglie, con quattro tipologie di bianco e una di rosso.

Nel 2015 è stata realizzato una barricaia che ha iniziato a produrre un passito con uve sui graticci, un vino mai pensato sulla costa Versiliese: il Passito di Bugia.

I vini ancestrali secondo Marco Bazzichi

Da 10 anni l'azienda agricola L'Altra Donna porta avanti i suoi cavalli di battaglia. Il Caloma, vino di ingresso a base di vermentino diventato ancora più elegante da quando è stato aggiunto un 5% di sauvignon. Oggi è un prodotto che si accompagna benissimo ai piatti della cucina versiliese.

Poi lo Strinatino e l'Apuano, vini d'altri tempi, rifermentati con metodo ancestrale e con solforose bassissime, e lo Zero solfiti vermentino bianco che rimane in cantina per quattro prima di essere messo in commercio. Non per spiriti novelli, ma per chi ha una cultura sui vini macerati.

Gli altri must targati l'Altra Donna sono l'Orange Wine, tipico stile georgiano, toscano zero a base vermentino e sauvignon, che gode di una lunga macerazione sulle bucce e come lo Strinatino si presenta con solforose molto basse.

Infine i vini rossi. Lo Strinato nero a base merlot con aggiunta di masseretta; il Vermentino nero in purezza (con etichetta dell'artista versiliese Antonio Barberi), vino fresco, estivo, a bassa gradazione che ben si accompagna anche al pesce.

E infine il Nero di Bugia che torna a grande richiesta dopo cinque anni di assenza. L'etichetta d'autore e firmata da Alfio Vichi e le 1200 bottiglie prodotte sono praticamente esaurite.

The Versilia Lifestyle è una testata giornalistica iscritta al Tribunale di Lucca n. 3 2018
Direttore Responsabile
Isotta Boccassini
Editore Associazione Culturale più informati più sicuri
Via San Giorgio, 53 – 55100 Lucca – P.i. 02437380468
Design by
Copyright @2020 The Versilia Lifestyle - Privacy Policy