A Sant'Anna risuona ancora l'organo della pace

di Michele Morabito

La musica in un luogo è sinonimo di vita. Era così anche per Sant’Anna di Stazzema, il piccolo borgo della Versilia distrutto il 12 agosto 1944 che fino a quella data era un luogo tranquillo, nascosto: era abitato da circa 400 persone impegnate al lavoro nelle miniere e nella povera agricoltura. Una piazzetta, una chiesa sorta nel ‘600, una scuola, poi i borghi che tutti assieme costituiscono il paese. In tutto 400 persone che vivevano in pace come nell’800 raccontano i bambini di allora. 

Anche la guerra non aveva sconvolto troppo la comunità. A Sant’Anna si viveva tranquilli, non c’era neanche la strada e nessun obiettivo militare. La musica era quella di un giradischi che la domenica suonava nella piazzetta sotto i platani e per le feste comandate quella dell’organo della Chiesa che accompagnava i riti sacri. Nell’estate del ‘44 la lontananza da tutto faceva sembrare Sant’Anna il luogo ideale per attendere l’imminente passaggio del fronte e tanti risalirono i sentieri dalla costa per trovare in questo luogo un rifugio sicuro. Il 26 luglio 1944 per la festa della santa Patrona, S. Anna, il paese si vestì di nuovo a festa e tornò a suonare anche l’organo grazie ad un musicista che era sfollato in paese. 

Poi, il 12 agosto 1944, il piccolo paese di Sant’Anna di Stazzema, fu teatro di uno dei più efferati eccidi compiuti dai nazi-fascisti in Italia durante il periodo di occupazione. Il paese fu circondato da colonne di SS, accompagnate da fascisti locali, che infierirono sull’intera comunità, massacrando 560 civili, per la maggior parte donne, vecchi e bambini. Anche il piccolo organo della chiesa del paese fu distrutto dai colpi di mitraglia delle SS e le panche della chiesa inutilizzate per dar fuoco ai cadaveri. 

Solo il 29 luglio 2007, più di un sessantennio dopo, la musica è tornata nuovamente ad allietare la piccola chiesa, grazie ad un nuovo organo fatto costruire e donato da due musicisti tedeschi, i coniugi Maren e Horst Westermann di Essen, oggi cittadini onorari di Stazzema, i quali, fin dal 2002, conosciuta la storia di Sant’Anna di Stazzema, hanno iniziato a raccogliere fondi organizzando concerti benefici in Germania e in Italia. 

L’Organo della Pace fa ora parte integrante del Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, istituito dal Parlamento Italiano nel 2000 perché sulle dolorose memorie del passato si costruisca un mondo senza più guerre. Il Museo Storico della Resistenza riceve ogni anno circa 35mila visitatori. Dal 2007 un Festival Organistico vede ogni estate importanti musicisti italiani e tedeschi esibirsi nella piccola chiesa di Sant’Anna. 

Il 30 giugno del 2019 (75mo anniversario della strage), in occasione del concerto di apertura si è svolta l’inaugurazione del nuovo subbasso, un particolare registro dello strumento e dopo l'infausta stagione del Covid l'augurio è di tornare a sentirlo suonare anche nell'estate del 2021.

di Lodovico Poschi Meuron

Circondato dalle Alpi Apuane, ultimo avamposto del comune di Stazzema, in alta Versilia, Pruno è uno di quei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Passeggiare per le sue viuzze strette è come entrare in un’altra dimensione. Ma appena la visuale si apre un attimo, la montagna appare in tutta la sua maestosità, regalando un panorama mozzafiato: a sinistra la Pania della Croce, a destra il Monte Procinto, dove si trova uno dei più antichi e impegnativi sentieri ferrati delle Alpi Apuane, inaugurato addirittura nel 1890. 

E ogni 21 giugno, giorno del Solstizio d’Estate, si ripete un rito eterno, momento indimenticabile: il disco solare che si vede transitare entro l'arco naturale del Monte Forato. In quegli attimi il mondo si ferma di fronte ad un autentico spettacolo della natura. 

La favola di Pruno

Un luogo magico Pruno, racchiuso fra le montagne e il mare della Versilia. Un luogo di pace e tranquillità a non più di una ventina di minuti dalla movida del Forte. Da Querceta si imbocca la provinciale 9 in direzione Seravezza, poi dopo un paio di chilometri si gira a destra verso Pontestazzemese e da qui ci si inerpica fino a Pruno in mezzo a boschi di castagni. 

Un tempo, quando nell’antico borgo vivevano quasi 600 abitanti, molti di questi erano coltivati.

E chi non faceva il contadino si guadagnava da vivere lavorando duro nelle vicine cave di marmo. Poi, con la strada, arriva anche il progresso e in molti se ne scendono a valle. Oggi gli abitanti sono 94: da Martina, che con i suoi 4 anni è la più giovane abitante del paese, fino ad Ernesto, che ne sta per compiere 104. Due generazioni opposte, uno memoria storica, l’altra motivo di speranza per il futuro di Pruno.

Cultura, storia e tradizione

Visitare Pruno è come fare un salto all’indietro nel tempo. La pieve romanica è del XIII secolo, mentre la torre campanaria, che è alta 22 metri, custodisce tre campane, tutte fuse da Bimbi di Fontanaluccia nel luglio 1887, che fino a poco tempo fa venivano suonate manualmente.

Peccato che una grande tradizione sia andata perduta: quella del Presepe vivente che veniva allestito il 24 dicembre dagli abitanti del paese, che aprivano le porte delle loro case per mostrare ai visitatori la vita del paese ai primi del '900. 

Di antichi riti ne rimangono due. La festa in occasione della Befana, nella serata del 5 gennaio, quando un corteo con musica e balli percorre tutto il paese. E la festa del Solstizio d'Estate, che oltre alla magia del Monte Forato regala concerti, spettacoli di strada, balli, conferenze di storia e cultura locale, oltre ad assaggi di specialità gastronomiche locali insieme alle comunità di Cardoso e Volegno.

Il regno delle escursioni

Per gli amanti del trekking non c’è che l’imbarazzo della scelta. Passeggiate che partono tra i boschi di castagno e si dirigono fino alle vette delle Apuane. Da Pruno parte il sentiero CAI numero 122, che conduce agli alpeggi sopra il paese, tra cui la località Le Caselle. Da qui è possibile raggiungere il rifugio Giuseppe Del Freo, situato alla Foce di Mosceta (1180 metri), da cui partono i sentieri per la Pania della Croce (1858), per il Monte Corchia (1677) e per il Monte Forato (1230). Da non perdere, nei meandri del Corchia, l’incredibile reticolo di gallerie, uno dei sistemi carsici più sviluppati d'Europa, visitabile in parte anche grazie ad un percorso turistico.

E se amate il brivido non vi perdete il salto nel vuoto con l’altalena sul monte Forato. 

Non mancano nemmeno gli itinerari escursionistici e le vie alpinistiche anche invernali e sono possibili lunghe traversate verso gli altri rifugi apuani, come il rifugio Città di Massa, il rifugio Rossi, l'Albergo Alto Matanna e il rifugio Forte dei Marmi. 

Da non perdere anche le escursioni negli antichi paesi di Col di Favilla, Puntato e Campanice, zone d'alpeggio ormai abbandonate. Poco distanti dal paese il caratteristico Mulino del Frate e la cascata dell'Acqua Pendente, visibile anche dal cimitero del borgo. Nei pressi del mulino un bellissimo ponte romanico, perfettamente restaurato.

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