O Viareggio più bella dell'Oriente

Viaggio alla scoperta della città tanto amata da Mario Tobino diventata capitale della nautica

Di Katia Corfini

 

La Via Regia e il borgo divenuto porto

Arriviamo a Viareggio sulle orme dell’antica Via Regia che ne ispirò il nome e proseguiamo fino al mare e alla spiaggia che fu tra le prime ad essere attrezzata dai balneari. Là ad attenderci un gruppetto di gabbiani. Seguendo il loro volo saliamo sul grande muraglione del porto. Qui, tra spruzzi di salsedine e una vista mozzafiato del litorale incontriamo pescatori, anime solitarie, innamorati, amici che sorridono, famiglie che giocano. Sovente è il saluto e il sorriso a farsi portavoce dell’ospitalità viareggina. Poi, quando soffia forte il libeccio, si incontrano anche i più audaci che sfidando le onde ci ricordano le imprese dei loro avi, come gli uomini dell’Artiglio, i primi costruttori navali, i grandi comandanti e le loro avventure. Grazie a loro possiamo comprendere la forza di questa comunità e il forte legame che ha per la propria terra e capire perché Viareggio vanta una così grande fama nell’industria nautica mondiale. Restiamo affascinati ad ascoltare i racconti dei maestri d’ascia e dei calafati che ci parlano del galeone nel porto, dei vari delle grandi navi, ci spiegano cos’è un barcobestia e come cucinare una buona trabaccolara. Poi incontriamo anche i più romantici che recitano e canticchiano versi e melodie di famosi poeti e musicisti.

Qui hanno soggiornato il poeta Percy B. Shelley, Lord Byron, poi Puccini, Manzoni, D’Annunzio, ma anche Pirandello e Marta Abba, la sua musa ispiratrice. Mentre proviamo a recitare assieme a loro scorgiamo le statue che animano gli scogli inerti e fanno compagnia ai più solitari. Raggiungiamo l’estremità del muraglione dove restiamo in religioso silenzio ad ammirare la bellezza che ci circonda. Il panorama fatto di mare, le sagome delle isole e le Alpi Apuane che incorniciano la famosa “Perla del Tirreno”: Viareggio. Città tra le regine del Carnevale d’Italia.

Viareggio, le parole dei suoi scrittori

Oltre il braccio di pietrame bigio del molo, c’era tutto lo scenario delle Alpi Apuane fino alla foce del fiume Magra e alle insenature del golfo della Spezia s’udivano come dei tuoni.” Ecco che le parole di Lorenzo Viani ci appaiono come appena pronunciate davanti al paesaggio viareggino. Ci par di passeggiare insieme a lui.

Poi, voltandoci indietro ci sorprendiamo scorgendo un enorme murales con scritto: “Viareggio in te son nato in te spero morire”. Non a caso Mario Tobino scrisse questa frase tratta da una sua poesia divenuta il saluto ai naviganti e poi dipinta nel porto da due ragazzi innamorati della città. Questa scritta racchiude in se l’essenza del viareggino, perché il legame che ha con la sua città è così forte da sperare che sia l’ultimo luogo che vedrà.

I 200 anni della Darsena Lucca

Proseguiamo il nostro viaggio seguendo le orme della gente di mare. Lungo il canale ci fanno compagnia opere pittoriche che rappresentano soggetti di pescatori e di marinai che mostrano una tipica realtà̀ sociale in cui le mani sono l’essenza della vita e del lavoro.

Raggiungiamo il porto e la sua darsena con la storica Via Coppino che pullula dei suoi migliori artigiani, gli stessi che hanno reso Viareggio capitale della nautica mondiale. Se oggi la darsena ha avuto questo florido sviluppo si deve ringraziare anche Maria Luisa di Borbone che oltre due secoli fa fece elevare Viareggio al rango di città, ma soprattutto sotto il suo governo fece costruire la Darsena Lucca rendendo la costruzione delle navi strutturata in modo da poter crescere. La darsena fu zona di cantiere ma anche fucina di grandi professionisti del mare, una darsena all’ombra della Torre Matilde, l’iconica e più antica costruzione che un tempo fu forte e poi prigione. La Darsena Lucca dette avvio allo sviluppo della cantieristica e della pesca (oggi fonti primarie delle attività locali). La storia di Viareggio segue le orme di uomini umili senza i quali Maria Luisa non avrebbe potuto realizzare le grandi opere. Uomini che hanno saputo con passione, duro lavoro e ingegno trasformare una terra paludosa e ostile in una città gioiello. Fra gli autori che ci vengono in mente per salutarvi troviamo Enrico Pea, che rende onore all’animo marinaresco con queste parole trascritte sul molo: “respira a pieni polmoni, da questo parapetto marino. Ogni fiatata è un foglio da mille che arricchisce la cassaforte dei tuoi polmoni”. Ma anche un verso di Mario Tobino: “Beato chi semplice vive” così come un viareggino ci insegna.

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Foto tratte dall’archivio di Katia Corfini residente del luogo.

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