Viani e gli emarginati da non dimenticare, chi era l'artista viareggino che ha dato voce ai “diversi”

L'eredità di Lorenzo Viani, artista che ha dato voce ai "diversi", è che la vera forza sta nella dignità degli ultimi.

C’è una linea sottile che unisce la Versilia di oggi a quella di inizio Novecento: una linea fatta di vento salmastro, di uomini di mare e di vite in bilico. Su quella linea ha camminato Lorenzo Viani, il più inquieto e radicale degli artisti viareggini, capace di trasformare il dolore degli ultimi in un linguaggio potente e universale.

Nato nella Darsena vecchia, Viani cresce osservando da vicino la dignità ruvida dei lavoratori portuali, dei vagabondi, dei pescatori sconfitti dalle mareggiate e degli emarginati che affollavano le strade sabbiose della Viareggio di allora. Non li guardava dall’alto: era uno di loro. L’improvvisa povertà, la necessità di imparare un mestiere, gli anni da barbiere e l’avvicinamento agli ambienti anarchici lo rendono, fin da giovanissimo, un difensore istintivo di chi vive ai margini.

Vita politica e contrasto con i movimenti

Nonostante la sua apparente adesione al fascismo, Lorenzo Viani rimase sempre vicino agli ideali anarchici della giovinezza e fedele ai suoi mondi di vàgeri: uomini e donne di onore e dignità, rifiutati dalla società e dalla vita, spesso tristi e indifesi. Il suo fascismo fu superficiale; in profondità, era un artista animato da una straordinaria carica umana, capace di trasformare sofferenza e marginalità in arte autentica.

Pur avvicinandosi al movimento futurista, Viani non ne fece mai parte. Per lui, la cultura, la politica e l’intelligenza artistica lo ponevano in contrasto con i futuristi, troppo razionalisti e lontani dal mondo dei più umili. Viani veniva dal popolo e con grande amore dipinse la sua gente: la plebe, gli scartati, gli ubriachi, i lavoratori, i morti di fame.

Pittura e narrativa dei diversi

Nei suoi quadri e nei suoi disegni emerge sempre la difficoltà, la miseria, la solitudine, ma anche la solidarietà e l’amicizia con i più deboli.

Il grigio dei paesaggi e delle scene urbane diventa strumento espressivo per raccontare il dramma della vita, le tensioni sociali, la lotta quotidiana. Le sue figure, ossute e segnate dal lavoro e dalla fame, conservano però uno spiraglio di speranza. Come scrive lui stesso: “Io disegnavo quelle scabre estreme figure di lavoratori da cui trassi origine e che tanto amai e amo con devozione di figlio.”

Viani si cala nella vita dei suoi soggetti fino a catturarne l’atmosfera più intensa: nei volti, nelle mani, nelle posture, nelle ombre. Ogni quadro diventa presenza umana viva, testimonianza di dignità e resistenza.

Importante ricordare anche come nei manicomi Viani non cercasse il grottesco o la curiosità morbosa, ma l’essenza stessa dell’umanità. Nei suoi racconti e nei suoi disegni dei Vàgeri, così come in Parigi, emerge la stessa attenzione ai volti segnati dal dolore, agli sguardi ossuti, alle mani tremanti: uomini e donne confinati dalla società, considerati “diversi”, ma per Viani portatori di una dignità profonda.

Un messaggio per le giovani generazioni 

Guardare Viani oggi significa anche riflettere sul nostro tempo. Nel 2025, tra crisi economiche, disuguaglianze sociali e nuove forme di marginalità, le sue opere ci ricordano l’importanza di uno sguardo attento verso chi è più fragile. Come nella Viareggio dei suoi anni, ci sono ancora vàgeri moderni: uomini e donne invisibili, esclusi dalla corsa frenetica del mondo, che meritano dignità e rispetto.

In questa edizione natalizia, il messaggio di Viani può essere anche un invito per le nuove generazioni: la vera grandezza non è solo nella fama o nel successo, ma nella capacità di vedere l’altro, di comprendere e accogliere, di dare spazio e voce a chi non ne ha. Il suo esempio ci insegna che la cultura e l’arte non sono solo celebrazione, ma strumenti di empatia e giustizia.

La GAMC

La Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani di Viareggio possiede la più importante raccolta pubblica di Viani con 85 esemplari fra cui la Benedizione dei morti del mare, suo indiscusso capolavoro, il Volto Santo, la Testa di pazza, unica scultura nota del Maestro; conserva inoltre 17 matrici xilografiche testimonianza eccezionale dell’attività incisoria dell’artista. In collezione anche il Ritratto di Lorenzo Viani eseguito da Arturo Martini nel 1937-38, esposto alla Biennale di Venezia e poi donato dallo scultore alla città di Viareggio quale omaggio all’amico scomparso.

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